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I diritti delle persone minorenni LGBTQIA+ non possono essere ostaggi delle battaglie ideologiche: Marina Terragni si deve dimettere

By 12 Ottobre 2026No Comments

L’autorità garante italiana per l’infanzia non fa più parte di Enoc, la rete europea dei garanti che riunisce 44 istituzioni indipendenti a tutela dei diritti dell’infanzia di 34 paesi diversi. Lo ha deciso la Garante stessa, Marina Terragni, in disaccordo con un documento approvato dall’associazione no profit internazionale che chiede maggiori tutele per tutte le persone minorenni Lgbtqia+.

L’Italia così, un Paese in cui le cronache riportano settimanalmente casi di persone giovani e giovanissime cacciate di casa per la propria identità di genere o il loro orientamento sessuale, diserta i tavoli dove si studiano le strategie più avanzate per la tutela delle persone minorenni, con il solo scopo di sbarrare la strada a un documento che, tra le altre cose, chiede di prevenire con più forza i crimini di violenza e ridurre il più possibile le rotture familiari che portano ragazze e ragazzi in giovane età a vivere per strada, abbandonate dalle persone che dovrebbero occuparsi di loro e che non accettano la loro identità.

Fino a che punto un Paese può accettare che una istituzione rimanga ostaggio delle battaglie ideologiche di una parte politica? Da quando l’Autorità garante italiana è stata fondata nel 2011, a guidarla sono state chiamate persone che avevano nel loro curriculum vitae esperienze all’Unicef, nei tribunali per i minorenni, esperte di diritto familiare.
Marina Terragni non ha nessuna esperienza rilevante nella tutela delle persone minorenni: è stata scelta dai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, unicamente per la sua attività di polemista nei confronti delle persone e dei movimenti Lgbtqia+.

Attività, quella della polemista, che persegue con brillantezza tutt’ora, al punto di insultare le istituzioni facendo facce e smorfie durante l’intervento di un senatore nella Commissione diritti umani, mentre questi affronta il delicato problema della transfobia. O intervenendo su un caso delicato come quello di Nathan Trevallion, Catherine Birmingham e dei loro tre figli con parole che delegittimano il lavoro degli assistenti sociali e dell’intero sistema di tutela delle persone minorenni, che da anni lavora in ristrettezze economiche e vittima di una continua campagna di odio da parte delle destre, secondo cui evidentemente i figli e le figlie sono sempre e comunque proprietà dei genitori, e mai persone con propri diritti.

Dalla Russia di Putin all’America di Trump, o in passato l’Ungheria di Orban, la “protezione delle persone minorenni” viene usata come clava dalle destre illiberali per censurare libri, intimidire docenti nelle scuole, introdurre leggi liberticide, discriminare. Mai per difendere i bambini e le bambine. L’Italia non merita di avere una soldatessa di queste battaglie alla guida dell’Autorità garante per l’infanzia.