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In Turchia un attacco alla comunità LGBTQIA+ in nome della “Difesa della famiglia”

By 16 Settembre 2026No Comments

L’Associazione Famiglie Arcobaleno esprime la più ferma condanna per le operazioni di polizia condotte in Turchia nel fine settimana nell’ambito della campagna governativa denominata “La mia famiglia è al sicuro”.

Le operazioni, coordinate in 15 province, hanno coinvolto 162 persone, 9 associazioni e 13 attività, con perquisizioni notturne nelle abitazioni di attiviste e attivisti e nelle sedi di organizzazioni LGBTQIA+. Sono stati inoltre disposti procedimenti giudiziari contro associazioni e attività commerciali e sono stati oscurati siti web e account social di diverse realtà e persone attive nella difesa dei diritti LGBTQIA+.

Famiglie Arcobaleno condanna con forza un’operazione che rappresenta un attacco diretto ai diritti umani, alla libertà di associazione e alla libertà di espressione. Rivolgiamo la nostra piena solidarietà alle attiviste e agli attivisti, alle associazioni LGBTQIA+ turche e a tutte le persone colpite da questa repressione.

Chiediamo al Governo italiano di condannare ufficialmente quanto sta accadendo e di attivarsi, a livello europeo e internazionale, affinché queste misure vengano immediatamente revocate e siano garantiti i diritti e le libertà fondamentali delle persone coinvolte.

“Quello che sta accadendo in Turchia – dichiara la presidente di Famiglie Arcobaleno, Alessia Crocini – è un campanello d’allarme che ci riguarda molto più di quanto pensiamo.

L’operazione è stata presentata dalle autorità come una misura per “proteggere i bambini, l’istituzione della famiglia e l’ordine sociale”. È una retorica che conosciamo molto bene anche in Italia. Da anni, infatti, il contrasto a ogni avanzamento dei diritti delle persone LGBTQIA+ e delle nostre famiglie viene costruito attraverso il richiamo alla presunta tutela dei “valori della famiglia” e dei minori.

Ma questa retorica non è neutra. Quando la difesa della famiglia viene utilizzata per giustificare perquisizioni, procedimenti giudiziari, censura e repressione di associazioni e persone, siamo di fronte a qualcosa di molto più grave: alla costruzione di un nemico da colpire in nome della famiglia stessa.

È un meccanismo che dobbiamo saper riconoscere e contrastare prima che venga normalizzato.

La Turchia ci mostra fino a dove può arrivare questa deriva quando la retorica della “protezione della famiglia” diventa uno strumento di repressione. Non possiamo permettere che venga normalizzata, in Turchia come altrove.

I diritti delle persone LGBTQIA+ non sono una minaccia per le famiglie. La repressione dei diritti e delle libertà, invece, è una minaccia per la democrazia.”