Il Tribunale di Trieste ha riconosciuto giudizialmente la genitorialità della madre intenzionale deceduta di due bambine nate con procreazione medicalmente assistita effettuata all’estero, a cui entrambe le donne avevano prestato il loro consenso.
Questa sentenza è una vittoria di civiltà e di giustizia, prima di tutto per le bambine, a cui lo Stato ha negato per anni una tutela che spettava loro dalla nascita: una prima richiesta di riconoscimento della madre intenzionale era stata rifiutata dagli uffici comunali proposti in base alla normativa vigente. il Tribunale ha riconosciuto invece che il rapporto di filiazione esiste e può essere accertato anche dopo la morte quando è provata la volontà procreativa condivisa.
Questo risultato è stato possibile grazie all’azione tenace e perseverante di Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI+, che ancora una volta ha dimostrato come il diritto possa essere uno strumento di tutela e non di esclusione, quando è usato per affermare l’uguaglianza e non per negarla.
Alessia Crocini presidente di Famiglie Arcobaleno: “È una decisione storica, ma non dovrebbe esserlo. È inaccettabile che nel 2026 i diritti dei figli e delle figlie delle famiglie omogenitoriali dipendano ancora dai tribunali o, peggio, dalla capacità delle famiglie di resistere a percorsi giudiziari lunghi e dolorosi. La genitorialità non si cancella con un vuoto normativo né con la morte, e continuare a fingere il contrario è una scelta politica precisa, che ha conseguenze concrete sulla vita dei bambini. A Federica Fontana, a Emanuela Murgia e alle loro figlie va tutta la nostra vicinanza”.



