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Intervento della presidente di Famiglie Arcobaleno Giuseppina La Delfa, ospite della trasmissione TV Annozero di Michele Santoro. 8 marzo 2007, Raidue, h.21.05.
M.S: “Vorrei che ci raccontasse la sua storia, una storia straordinaria, ci si potrebbe fare un film”.
G.L.D.: “Sono nata in Francia, questa è stata la mia fortuna. Vivo con una donna da 25 anni. Nozze d’argento a maggio.
M.S.: “Un rapporto felice?”
G.L.D.: “Se dura da 25 anni è felice, penso. Abbiamo una figlia che fra poco avrà 4 anni. Mi dispiace che è andato via il Ministro Mastella [Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha platealmente abbandonato lo studio televisivo poco prima] perché volevo ringraziarlo per quella frase, ‘la famiglia la fa il diritto’.
M.S.:“Naturale”
G.L.D.: “La famiglia naturale non esiste. La famiglia è una costruzione sociale e culturale. Basta scomodare un antropologo qualsiasi che ci dimostrerà come la famiglia è cambiata nei secoli e cambia nella geografia. Dunque la famiglia la fa il diritto, giustamente, la legge. La Francia ha fatto i Pacs nel 1999 e nel 2000 io e la mia compagna ci siamo pacsate al Consolato di Francia a Napoli: da questo momento lo stato francese ha riconosciuto la qualità della nostra relazione e questo è importante. Si parla sempre degli omosessuali come gente dedita al piacere, all’edonismo più sfrenato. Il Gay Pride è una dimostrazione di questa festa che sappiamo fare però non si può giudicare una comunità su un giorno di festa. Il Gay Pride è come il Carnevale e non si può giudicare una società dal suo Carnevale. Dunque il Gay Pride è il nostro giorno di festa che va giudicato come tale, un giorno di immensa festa.
M.S.: “Ma possiamo dire con più onestà a noi stessi che forse proprio mantenere questa condizione di ghettizzazione in qualche maniera produce dei comportamenti eccessivi”
G.L.D.: “Certo, il Carnevale era esattamente questo: il giorno dell’esplosione quando il resto dell’anno si doveva stare nelle righe. E per noi è esattamente uguale. Il resto dell’anno siamo costretti e il giorno del Gay Pride usciamo fuori e siamo esuberanti perché è l’unico giorno in cui lo possiamo fare in tutta tranquillità e impunità, ma il Gay Pride non è la comunità omossessuale. Inoltre sul reportage non si sono viste praticamente le lesbiche, che pure sono pure la metà della comunità gay. Al pride del 2000 c’ero anch’io con la mia compagna e c’erano decine di migliaia di lesbiche che sfilavano totalmente assenti dal servizio.
Dunque abbiamo una figlia, siamo una famiglia. Il padre non c’è. Mia figlia non ha un padre, ha due mamme poiché è stata concepita all’estero grazie a un dono di un signore belga. Siamo andate in un ospedale pubblico di Bruxelles dove vengono accolte le coppie lesbiche considerate e trattate come coppie sterili, quello che in effetti siamo (una coppia lesbica è sterile) ma la singola donna non è sterile. A dimostrazione di ciò nascono ogni mese bambini anche in Italia figli di due donne o di due uomini.
M.S.: “La Chiesa è preoccupata perché coppie come la sua possono creare una confusione valoriale perché loro dicono, e lo dice anche la Costituzione, che la famiglia è il fulcro dello Stato, uno dei pilastri. Questo la indebolisce, crea dei nuclei destabilizzanti. Una bambina, per quanto felice, deve avere un padre, se no alimentiamo il disordine sociale. Che cosa risponde? Sua figlia le chiede, dopo la scuola?”
G.L.D.: “Sì, e io dico la verità: le dico che lei non sarebbe nata se non ci fosse stato il desiderio di me e dell’altra mamma di volerla farla nascere. Lei è in vita per il desiderio di due adulti che l’hanno voluta. Non ci siamo buttate in questa avventura: abbiamo studiato, letto, ci siamo documentate, abbiamo incontrato altra gente e abbiamo appurato il fatto che i nostri figli, figli di due donne o figli di due uomini, crescono come tutti gli altri bambini e hanno uno sviluppo psico-affettivo esattamente uguali agli altri. Semplicemente devono essere aiutati ad essere accolti nel mondo e di certo il discorso di Mastella o della Chiesa non aiuta. L’unico danno per i nostri figli non siamo noi, ma il mondo che non fa niente per accoglierli.
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