31/01/2010 - Maria
 

"Sono la co-mamma del decreto di cui si parla"

31 gennaio 2010, sono quasi quattro anni che non vedo G. e L.. Anzi, non è vero, li ho visti per pochi attimi durante gli incontri voluti dagli psicologi incaricati dal Tribunale per i Minorenni ed avrei voluto che il tempo allora si fermasse.
Pochi giorni fa mi è stata notificata la sentenza del Tribunale. Continuerò a non vedere i miei bambini.
Poi sono apparsi articoli che potrebbero rendere felici i genitori omosessuali e gli omosessuali che desiderano avere dei bambini e tutti coloro che credono che gli omosessuali possano avere una famiglia. Ma non è vero. Non è vero che il TM ha sentenziato che i figli di genitori omosessuali crescono senza disagi e soprattutto non è vero che venisse messa in dubbio l’adeguatezza della mamma biologica a causa della propria omosessualità, come invece dice ed alta voce la sua legale, il cui nome, unico, compare a suggerire la maternità dell’articolo.
La sentenza è stata pronunciata perché quattro anni fa la mia ex compagna, mamma biologica dei nostri bambini, che portano entrambi i nostri nomi, ha deciso di non farmeli più vedere ed io, non sopportando il dolore di questa scelta, ho presentato un’istanza al Tribunale per i Minorenni.
Capirei una scelta radicale come quella della mia ex compagna, se avessi mai fatto davvero del male ai bambini. Una madre può decidere di proteggere la propria prole da un co-genitore che li maltratta, che ne abusa, che ne mette le vite in pericolo.
Io certo, come qualunque genitore, non sono stata perfetta. Ma soprattutto ho avuto la colpa di non rispondere più alle sue aspettative. Si è trovata una nuova compagna, cosa comprensibile. Ha deciso di cancellarmi dalle loro vite, dicendo che questo era per il bene dei bambini. Questo invece non riesco ad accettarlo.
Se fossi un uomo, suo marito o il suo compagno, la legge la obbligherebbe a condividere la genitorialità con me, con le visite, i week end programmati, le vacanze e le feste ad anni alterni. Dovrei anche partecipare alle spese per la loro crescita.
La sentenza invece dice che, pur riconoscendo la mia figura come ‘genitoriale’ ed il nostro vivere insieme come ‘famiglia’, io non sono titolare del ‘diritto potestativo’, che spetta unicamente ai genitori biologici o adottivi.
Nella sentenza il mio chiedere ad alta voce la possibilità di rivedere quelli che sono stati dalla nascita e continuano ad essere, nel mio cuore, i miei figli è stato additato come un bisogno quasi capriccioso, egoistico, insano. Se fossi stata un padre, anche un padre adottivo, a nessuno sarebbe venuto in mente di discutere il mio desiderio, anzi, il mio desiderio sarebbe stato legge. Ma nessuna legge oggi sostiene il mio desiderio di co-mamma, nessuna legge riconosce il mio diritto di amore verso quei bambini, né il loro diritto di poter continuare ad amarmi, invece di essere condannati a detestarmi o a dimenticarmi, perché la loro mamma biologica si è scordata il nostro progetto comune o lo ha rinnegato.
Tante volte mi sono chiesta se il mio provare a risalire la corrente, il tentare di combattere contro una scelta di chiusura, quello che nella sentenza i giudici hanno definito “la cocciutaggine del procedere contro tutti”, avesse un senso, un diritto, una speranza, ma soprattutto se non avrebbe potuto alla fine procurare delle ferite ai bambini. Quante volte me lo sono chiesta. Che decisione difficile è stata quella domanda che è arrivata nell’aula del Tribunale. E che coraggio devo riconoscere, a quel Tribunale per i Minori, che in assenza di qualunque norma a legittimare le mie richieste, pur rigettando la mia istanza, ha deciso di proseguire per scoprire come stessero i bambini e quale fosse il loro vissuto affettivo dopo la separazione tra me e loro.
I miei bambini stanno bene. Ora stanno bene, stanno crescendo.
I periti del Tribunale hanno stabilito che questa situazione è quella tipica di una “sindrome da alienazione genitoriale” (sindrome di Gardner), cioè quello che accade quando il genitore che ha con sé i figli decide di tagliare completamente i rapporti con l’altro genitore. I figli sono costretti, per sopravvivenza, per adattamento, per lealtà verso il genitore con cui vivono, a sposarne le scelte, i punti di vista. Così, a furia di sentir dire che l’altro genitore è inadeguato, è cattivo, non è e non deve essere più presente, anche per loro l’altro si allontana. E’ anche un modo per rendere meno forte il dolore della mancanza. All’inizio tutto sembrerà reggere, i danni si manifesteranno col tempo.
Quando i miei bambini mi hanno visto, durante gli incontri con i periti, non riuscivano nemmeno a guardarmi negli occhi, tenevano le teste basse o voltate. Poi però affioravano i ricordi dei momenti insieme. In un pianto, in un attimo di apertura, uno di loro mi ha gridato che ero stata io a non volerli più vedere.
Come può una madre raccontare ai propri figli una bugia tanto dolorosa?
I miei figli però per il momento stanno bene, così ha concluso il Tribunale. Sopravviveranno alla mia assenza.
Anch’io ho imparato a sopravvivere senza di loro. Con tanto dolore. Con tanti ricordi. Con tante speranza di poterli un giorno rivedere, ritrovare. E vorrei tanto raccontare loro di come sono cambiata, di come cresco anch’io, di come, credo, potrei capirli meglio e di più ed aiutarli più e meglio ad essere dei giovani esseri in un mondo meraviglioso.
Chissà se la loro mamma potrà capire mai che questo tentativo un po’ caparbio di rivedere i suoi bambini è perché quei bambini per me sono i nostri. Che quello che ho fatto e che rifarei ancora non è stata una battaglia contro di lei ma una testimonianza d’amore verso i miei figli.
Mi auguro che questo Paese sia in grado di crescere, di farlo presto. Le famiglie di coppie omosessuali esistono, che piaccia o no. E in queste famiglie nascono dei figli, che piaccia o no. Questi figli meritano la stessa tutela che hanno tutti gli altri bambini. Ed i genitori non biologici non possono essere semplicemente ignorati, perché se non figure di sangue, geni o leggi, sono indubbiamente figure d’amore.

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Ai link seguenti, trovate gli articoli di stampa seguiti alla sentenza:
http://www.famigliearcobaleno.org/Stampa.asp?id=93
http://www.famigliearcobaleno.org/Stampa.asp?id=118
http://www.famigliearcobaleno.org/Stampa.asp?id=132
 

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