12/10/2015 - CORRIERE.it 

A Napoli trascritto atto di nascita di un bambino figlio di due donne
Le mamme del piccolo si sono sposate in Spagna dove vivono da 10 anni. Dopo Torino e Roma, salgono così a tre i casi di questo genere in Italia
di Elena Tebano

L’Ufficio Anagrafe del Comune di Napoli ha trascritto l’atto di nascita di un bambino, figlio di due donne sposate in Spagna da dieci anni e residenti a Barcellona. Il bimbo così anche sui certificati italiani risulta avere due mamme. È il terzo caso in Italia: a gennaio scorso infatti per la prima volta il Tribunale di Torino aveva ordinato la trascrizione del certificato di nascita di un bambino, anche lui nato in Spagna, con due mamme. Lì però il riconoscimento era stato per via giudiziaria, sulla base di un’istanza presentata dalle due madri, e il Comune aveva fatto riscorso contro la trascrizione (il procedimento è ancora aperto). Poi a febbraio scorso l’anagrafe di Roma ha trascritto direttamente il certificato di nascita di Leon, nato in Argentina da una coppia di donne: Sofia Pagano, 40 anni, romana e Alejandra Flavia Manini, 58, argentina.

Nato in Spagna da mamme italiane
Adesso Napoli: il bimbo, Ruben, è nato il 3 agosto e la trascrizione è stata effettuata il 30 settembre 2015 su richiesta del Consolato generale d’Italia a Barcellona. Il maschietto in Spagna è considerato figlio nato dal matrimonio e porta il doppio cognome ma non ha potuto ottenere la cittadinanza perché le mamme, Marta Loi e Daniela Conte, non hanno il passaporto spagnolo. Da qui l'appello alle autorità e, dopo una serie di verifiche giuridiche «finalmente il 30 settembre è stato trascritto l'atto di nascita, rispettando quello spagnolo», ha spiegato Marta all'agenzia Adnkronos: «È una grandissima novità perché finora tutte le coppie italiane nella nostra situazione hanno dovuto percorrere la strada giudiziaria. Ora Ruben ha un passaporto ed è un cittadino italiano con due mamme».

L’eventualità del paradosso italiano
«Anche in questo caso ha provveduto direttamente l’ufficio anagrafe: ha correttamente riconosciuto una realtà giuridica che esiste da anni all’estero e che anche in Italia viene ormai recepita come un fatto dovuto — spiega Maria Grazia Sangalli, presidente dell’associazione Rete Lenford Avvocatura per i diritti Lgbt —. È tanto più significativo perché è uno dei punti su cui si discute a proposito della proposta di legge Cirinnà sulle unioni civili: adesso si ipotizza di trasformare l’adozione del figlio del partner in affido. Così si arriverebbe al paradosso che i bambini nati all’estero da una coppia di donne italiane avrebbero regolarmente due genitori, quelli nati in Italia al massimo uno e “mezzo”».

Il nodo della “stepchild adoption”
Il Pd infatti originariamente aveva annunciato di voler introdurre l’adozione del figlio del partner con la legge sulle unioni civili, che avrebbe così permesso ai bimbi delle coppie dello stesso sesso di vedere riconosciuto anche il cosiddetto «genitore sociale», cioè quello non biologico. Un emendamento presentato dalla minoranza cattolica del Pd al testo della Cirinnà, che i democratici vogliono usare come base della futura discussione in Senato, sostituisce invece la stepchild adoption con un affido al genitore sociale fino al compimento della maggiore età, che diventerebbe adozione solo in caso di morte del genitore biologico.
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