30-08-2014 Famiglie Arcobaleno e gli arroganti contro la stepchild adoption

Ci lasciano basite (e basiti) le dichiarazioni esorbitanti di alcuni esponenti politici in merito alla sentenza, in nome del Popolo Italiano, con la quale il Tribunale per i Minorenni di Roma ha riconosciuto la qualifica legale di genitore alla madre intenzionale, sociale o non biologica, che dir si voglia, rispetto alla sua bambina.
Perché quella bambina è sua. È nata da un progetto di coppia lesbica infertile, come sono nati, negli ultimi quarant’anni, grazie alle tecniche di procreazione assistita, decine di migliaia di bambini, nati da coppie eterosessuali infertili. Come per tutte le coppie che ricorrono all’eterologa, i bambini sono già figli fin dal pensiero stesso della loro venuta al mondo e ovviamente sono amati fin dal primo movimento in grembo.
La differenza notevole che esiste però tra una coppia eterosessuale e una omosessuale che ricorre all’eterologa è che i primi, alla nascita, vanno all’anagrafe e dichiarano la filiazione senza che nessuno chieda loro un certificato genetico, i secondi non possono nemmeno avvicinarsi all’anagrafe.
Ora, cosa ha chiesto, in fin dei conti, questa coppia di mamme e cosa chiedono migliaia di genitori omosessuali? Di potersi prendere le proprie responsabilità di fronte alla scelta che hanno compiuto e assicurare ai loro figli sicurezza e continuità in qualsiasi momento della vita.
Innanzi all’incapacità, da parte di certe persone, di prendere atto della realtà, che sono l’amore e la responsabilità che creano una famiglia e non certo i cromosomi, non sapremmo come spiegare ai bambini per quale motivo, nel Paese di cui sono cittadini, alcune persone sostengano che i loro due papà o le loro due mamme non sono i loro genitori e fanno di tutto per impedire che lo siano di fronte alle leggi. Non ci resta che spiegare loro che per alcuni valgono molto di più le ideologie stantie ed i preconcetti, della necessità concreta di tutelare i minori. I nostri figli hanno il grande torto di avere genitori omosessuali e qualcuno gliela vuole fare pagare. Del loro benessere psicologico e sociale, questa gente non si preoccupa per nulla.
Perciò, delle dichiarazioni di alcuni illustri esponenti politici, non ci meravigliano l’arroganza e la cecità, derivanti da un impianto ideologico che non prevede minimamente di poter conferire dignità sociale alla genitorialità omosessuale. Sono gli stessi che si ridicolizzano in Europa negando con forza (senza nemmeno argomentazioni serie) il matrimonio ugualitario.
Per noi rimane il fatto che il Tribunale per i Minorenni di Roma non ha fatto che il proprio dovere, ai sensi della legge in virtù di cui è costituito e che è chiamato ad applicare, dando attuazione ad alcuni dei diritti spettanti ad una famiglia, in riferimento particolare a quelli riguardanti la minore d’età, rispetto alla famiglia.
Intanto ci prepariamo ai ricorsi, nell’attesa che il nostro parlamento e il nostro governo si sveglino.

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