24-10-2014 Stiamo trascrivendo per voi
Continuano in tutta Italia le trascrizioni dei matrimoni omosessuali celebrati all’estero. Il motivo è molto semplice: la “circolare Alfano” non è valida

La trascrizione dei matrimoni gay e lesbici celebrati all’estero da partedel Sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha fatto molto clamore e non poteva essere altrimenti poiché Marino ha fatto le cose in grande e Alfano ha aiutato non poco.

Una cosa in particolare ci preme sottolineare: i Sindaci che, in ogni città italiana, stanno trascrivendo le nostre nozze nei Registri dello Stato Civile, non sono dei pericolosi sovversivi né tantomeno dei bizzarri piantagrane. Sono nulla più che ufficiali dello Stato che fanno il loro dovere, come previsto dalla Legge.

Prima di Roma c’erano state Napoli, Bologna, Milano, Pordenone e Udine ma si allunga sempre di più la lista dei Comuni italiani che adempiono a quest’atto dovuto, al punto che anche noi, ormai, non riusciamo più a tenere il conto.

Sulla circolare Alfano: in Italia il Ministro dell’Interno può, con una circolare, annullare le circolari dei Sindaci ai dipendenti comunali che regolano il funzionamento degli uffici di Stato Civile. Ciò che il Ministro dell’Interno non può fare (lo abbiamo detto subito e lo ribadiamo), è impedire ai Sindaci di fare il proprio dovere d'ufficio, ossia trascrivere personalmente i nostri matrimoni, come qualunque altro matrimonio estero, come previsto dalla Legge. Né Alfano né i Prefetti possono, inoltre, annullare le trascrizioni. L’unico garante della correttezza e della veridicità dei Registri dello Stato Civile è il Pubblico Ministero. Uno Stato di diritto si regge sulla separazione dei poteri e delle attribuzioni e la circolare amministrativa d'un Ministro non può annullare atti formati a norma di Legge.

Sulla CEI: abbiamo grandissimo rispetto per la fede di chi crede, a cominciare da quella dei nostri soci e delle nostre socie. Siamo altrettanto coscienti e consapevoli che la pretesa di prelati e cardinali di dettare la legge di uno Stato laico rappresenta una “Presunzione arbitraria”, per usare proprio le parole che la Conferenza Episcopale Italiana ha infelicemente rivolto al sindaco Marino. La CEI presume che l’Italia appartenga ancora alla Chiesa e che il Cattolicesimo sia la religione dello Stato mentre, a seguito dei noti fatti accaduti dal 1870 in poi non è più così. L’Italia non è parte dello Stato Pontificio. Più recentemente, la Corte Costituzionale ha riaffermato che la laicità è un principio supremo dello Stato, spiegando egregiamente, nella sentenza 203/1989, che lo Stato deve garantire perciò non solo il pluralismo religioso ma anche la libertà di chi non professa alcuna religione.

L’altro giorno il cardinal Ruini ha offeso l’Italia parlando dei diritti delle persone come di “diritti immaginari”. A questo anziano signore che ha trascorso gran parte della vita in una famiglia allargata di persone dello stesso sesso, come la Chiesa, diciamo che ognuno, a casa propria e della propria vita, è libero di fare ciò che vuole e che ritiene meglio per sé, senza pretendere di imporre le proprie regole a chi la pensa diversamente. Quella del cardinal Ruini non è solo presunzione: è arroganza.

È la stessa arroganza che ha fatto sì che il nostro Paese sia stato martoriato per oltre dieci anni da una legge, la n. 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita, che è stata demolita proprio dalla Corte Costituzionale. In questi dieci anni, migliaia di famiglie italiane, eterosessuali in primis, non hanno potuto avere accesso a tecniche mediche sulla base di una legge liberticida che non ha fatto altro che rovinare la vita a decine di migliaia di persone, impedendo loro di costruirsi una famiglia e impedendo la nascita di altrettanti bambini.

Poi la relazione finale del recente Sinodo sulla Famiglia definisce “famiglie” anche quelle “che vivono l’esperienza di avere al proprio interno persone con orientamento omosessuale”. Ci fa piacere che ci siano arrivati: Famiglie Arcobaleno, l’associazione nazionale dei genitori omosessuali e transessuali, lo afferma da dieci anni. Prendere atto della realtà è sempre stato un compito difficile per la Chiesa, che da sempre e con forza e violenza impone il suo credo anche a chi basa i suoi valori sulla democrazia, la laicità e lo stato repubblicano.

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