05-06-2015 “Anno Uno”, grazie del circo
Défilée di omofobi alla trasmissione de La7 sollevano il solito polverone per eludere la questione centrale: le nostre famiglie sono senza diritti, doveri e tutele

Famiglie Arcobaleno, l'associazione nazionale dei genitori omosessuali e transessuali, esprime sdegno per la spettacolarizzazione con cui Anno Uno, trasmissione che vorrebbe essere di dibattito e di approfondimento, ha trattato ieri il tema della genitorialità omosessuale. Le nostre famiglie sono state sbattute in pasto a un parterre di opinionisti che, nel bene o nel male, ci hanno anche stufati. Siamo stanchi di sentire opinioni sulle nostre vite, sulle nostre scelte, sui nostri figli. Siamo stanchi di sentir parlare di Gestazione per Altri solo per puntare il dito sulle coppie di maschi quando tutti sappiamo che la GPA esiste da decenni e che da decenni è praticata al 90 percento da coppie uomo-donne sterili.

Siamo stanchi di sentire "sono d'accordo" e "non sono d'accordo", siamo stanchi di sentire "opinione" sul benessere dei nostri figli da parte di persone che non li vogliono nemmeno ascoltare. Che sia chiaro, l'opinione altrui ci è del tutto indifferente: oggi aspettiamo diritti e non chiacchiere. Quello che chiediamo alla TV che pensa di essere seria, è un lavoro di approfondimento sulle questioni vere. Gay, lesbiche e trans hanno figli, a milioni, ovunque. Che piaccia o meno. È un dato di fatto. In Italia, migliaia di ragazzi e ragazze vivono con le loro due madri od i loro due padri.


Perciò vi chiediamo: i diritti, i doveri e le tutele spettano anche a loro o devono continuare a vivere in balìa del caso, della buona volontà o delle opinioni degli altri? Oggi, in un mondo in cui tutte le democrazie occidentali hanno varato leggi a tutela dei figli di gay, lesbiche e trans, siamo ancora alla commedia dell'arte della TV italiana, che invita opinionisti per dire se sono d'accordo o no?

Sono mesi che la Commissione Giustizia lavora su questi temi e nessun Senatore, nessun Deputato, nessun esperto che possa dirci a che punto sono i lavori? Benché l'unica famiglia arcobaleno, da casa, tentasse con determinazione di riportare la discussione su questo punto fondamentale, gli opinionisti continuavano a blaterare sul nostro conto. Eppure di esperti autorevoli da invitare ce ne sarebbero stati a bizzeffe, nei Tribunali, nelle Università, nella parte migliore del nostro tessuto sociale. Ci sembra un vero peccato che non siano stati interpellati un Carlo Flamigni, un Umberto Veronesi, un Vittorio Lingiardi o una delle migliaia e migliaia di donne che in Italia non possono avere figli per un tumore, un'isterectomia, una clamidia o una tubercolosi o, ancora, una delle tante che, anche in Italia, vorrebbero poter aiutare queste donne ad avere dei figli, attraverso una Gestazione per Altri che garantisca tutti, ossia regolata dalla Legge ed eseguita dalla Sanità italiana.

Abbiamo invece assistito ad una messinscena della peggior specie: è stata data la parola ai peggiori omofobi che oggi circolano sui media, quelli che si sono fatti i soldi sulla pelle nostra, i soliti buffoni tappati nel loro maschilismo, che li acceca al punto da non vedere la realtà, ossia che le donne possono decidere di avere figli come e quando vogliono e possono perfino decidere di fare dono di una gestazione a quelle coppie che non possono avere figli.

Abbiamo sentito opinioni per lo più urlate e, anche se la conduttrice ha fatto del suo meglio e certi documenti erano davvero eccezionali - come l'intervista a Nancy, che ha portato in grembo i due figli di una coppia romana - la trasmissione è stata fondamentalmente indecente proprio per l'assenza di un vero e approfondito dibattito sullo stato dell'arte in materia di diritti e per avere dato "dignità" ad omofobi patentati e notori. Ecco, la prossima volta che parlerete del razzismo, invitate anche il Ku Klux Klan, a giustificare l’odio e qualche altro matto che “argomenta” (!) "contro".

Ce n'è abbastanza perché, malgrado ci abbiano dato voce e ci abbiano rappresentate e rappresentati, oggi non ci sentiamo affatto di ringraziare la redazione di Anno Uno.

Giuseppina La Delfa

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