|
in collaborazione con
Prof. Gaetano De Leo
Cattedra di Psicologia Sociale e Giuridica
dell’Università degli Studi
di Bergamo
e la partecipazione
della Presidente del Tribunale per i Minorenni di Milano
Dott.ssa Livia Pomodoro

HOME
PROGRAMMA
Sabato 25 novembre
Crescere in famiglie omogenitoriali
Contributi dal diritto, dalle scienze psicologiche e sociali
GIORNATE DI APPROFONDIMENTO
Sabato 2 dicembre
La genitorialità omosessuale nella quotidianità
Sabato 16 dicembre
Supporto alla genitorialità nelle situazioni di crisi
Sabato 13 gennaio
Inserimento sociale e scolastico dei bambini che crescono in famiglie omogenitoriali
COME ARRIVARE
LINK
CONTATTI
ATTI DEL CONVEGNO
PHOTOGALLERY

Comitato scientifico
Gaetano De Leo, Giuseppina La Delfa, Paola Valentini
Segreteria Scientifica
Presso Cattedra Psicologia Sociale e Giuridica - Università di Bergamo
Chiara Cavina, Simona Dolci
Segreteria organizzativa
Soc. coop. The future in the present
sede legale c.so San Gottardo 19, Milano
Ass. Famiglie Arcobaleno
sede legale via Bezzecca 3, Milano
Grafica e Web
LaPluma - web agency
Con il contributo di
Arcigay Milano
Promosso da
Arcigay Nazionale, Arcilesbica Nazionale
Ringraziamenti
Alessandra Olcese - Random Production
|





Intervento di Tommaso Giocondo
(U.S.S.M. Brescia)
Sulla base del programma della prima giornata del convegno e degli altri relatori, il cui contributo non potrà prescindere dalle rispettive competenze ed esperienze professionali in rapporto al tema delle famiglie omogenitoriali, ho cercato di seguire lo stesso criterio anche per il mio contributo.
Poiché non mi risulta che siano stati fatti specifici studi riguardanti le possibili relazioni tra l'essere figli di uno o di entrambi i genitori omosessuali rispetto all'assunzione di comportamenti trasgressivi e/o devianti, privilegerò considerazioni e valutazioni derivanti soprattutto dal mio lavoro come operatore sociale della giustizia minorile.
Ritengo che un contributo di questo tipo sia in linea con le finalità del percorso che, per la prima volta, tenta di affrontare un tema delicato e di forte impatto sull'opinione pubblica, rimasto finora ai margini del dibattito delle scienze piso-socio-giudiriche, tornando d'attualità solo per suscitare polemiche pre-politiche su quale sia la "famiglia" intesa quasi come un'entità ideale da tutelare a livello sociale.
Le tematiche adolescenziali oggetto del lavoro che svolgo a favore di minori autori di reato richiedono, a mio parere, un approccio multi-disciplinare e non risposte univoche e rigide perché riguardano problemi complessi che non possono prescindere dai rapporti da instaurare con i genitori e con le altre figure adulte di riferimento.
Nel corso degli anni ho avuto modo di entrare in contatto con alcune centinaia di nuclei familiari più o meno problematici, e non mi è capitato di incontrare genitori dichiaratamente omosessuali; solo in alcuni casi ho avuto la percezione che uno dei genitori lo fosse.
Se l'intento del convegno è quello di evidenziare che i pregiudizi sulle capacità genitoriali di coppie omosessuali sono infondati, penso che il mio contributo possa dire qualcosa rispetto non solo in rapporto alla maternità/paternità naturale, ma anche e soprattutto rispetto alla possibilità di consentire a persone non eterosessuali di adottare bambini.
Sul tema relativa al rapporto tra omogenitorialità sono stati già pubblicati alcuni testi interessanti, tra i quali:
"Mamme e papà omosessuali" di Bonaccorso - Editori Riuniti 1994
"La gaia famiglia. Omogenitorialità: il dibattito e la ricerca" di Bottino e Danna - Asterios 2005-
"Genitorialità a rischio. Ruoli, contesti e relazioni" di Salerno e Di Vita - F. Angeli 2004
Da questi emerge chiaramente che non sono state rilevate differenze sul piano dello sviluppo psico-affettivo tra figli di coppie e/o singoli eterosessuali e quelli di coppie e/o singoli omosessuali.
La famiglia tradizionale, così come si è andata caratterizzando nel corso degli ultimi anni, è diventata sempre più il "teatro di guerra" per eccellenza dello scontro intergenerazionale, con conseguenti fallimenti sul fronte educativo.
Questo fenomeno è sostanzialmente dovuto a due elementi:
1°- in adolescenza le tensioni emotive si scaricano in larga misura nel rapporto genitori - figli;
2°- la famiglia mononuclerare attuale non sembra in grado di accompagnare adeguatamente i giovani nella loro crescita.
Se il compito fondamentale dei genitori, in questo contesto socio-culturale è diventato quello di offrire un ambiente adeguato sia sotto il profilo affettivo che relazionale ai figli, inteso come lo spazio nel quale i ragazzi possano soddisfare i loro bisogni evolutivi, allora è da questo che bisogna partire per comprendere se la omosessualità di uno o di entrambi i genitori possa essere considerata un fattore di rischio.
A mio parere un ambiente che faciliti la crescita di un bambino dovrebbe rispondere sostanzialmente a tre tipi di bisogni:
a - il bisogno di ascolto;
b - il bisogno di controllo;
c - il bisogno di identificazione.
Rispetto al primo bisogno il buon senso e la buona volontà spesso non bastano, perché la capacità di "ascolto" non è una qualità innata e non si apprende neanche con facilità, specie in una realtà come quella attuale dove prevale la cultura della prestazione e del primato della azione sul pensiero e sulla riflessione.
L'ascolto è una funzione psicologica (così se ne parla nell'ambito del pensiero psicoanalitico), un atteggiamento personale preoccupato non di prendere decisioni, di dettare prescrizioni e giudizi ma che consente di lasciare spazio all'altro, favorendo relazioni ed esperienze, dove le idee confuse possono essere chiarite senza essere schiacciate.
Il primo requisito di un buon "ascoltatore" deriva dalla rinuncia alla presunzione di sapere già cosa viene detto dall'interlocutore, per non correre il rischio di ascoltare solo ciò che ci si aspetta.
Il secondo requisito è quello di astenersi dalle risposte contenenti giudizi frettolosi, consigli non richiesti, interventi generosi quanto ciechi ed impulsivi.
Il terzo requisito consiste nel saper accettare il fatto di non capire subito il senso di ciò che si ascolta, restando nel contempo fiduciosi che il tempo e la pazienza faciliteranno la comprensione.
Per quanto riguarda il controllo Winnicot ha affermato che "è necessario che gli adulti installino robuste serrature affinché i giovani possano esercitarsi e forzarle per crescere", ciò vuol dire che un altro compito fondamentale di tutti i genitori è determinare delle regole poiché coloro che crescono non ne hanno di proprie.
Controllo è una parola dura, che non va confusa con repressione o punizione, anche se nessuna figura educativa che si rispetti può pensare di evitare di "sporcarsi le mani" con questo aspetto intrinseco al concetto stesso di crescita.
Infine il processo di identificazione che caratterizza lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti è un aspetto fondamentale per la costruzione dell'identità personale e sessuale, per disegnare i confini e la forma della propria personalità.
Il canale della identificazione non trasporta solo modelli di identità, sistemi di valori, opinioni, ma anche modelli di relazione ed un lessico emozionale; insegna a pensare e a guardare il mondo da diverse angolature, a venire a contatto con le emozioni, proprie ed altrui, e a non temere di sentirle e manifestarle.
Forse è proprio questo l'aspetto che andrebbe maggiormente approfondito quando si tratta di omogenitorialità perché se i figli di genitori omosessuali non sono sostanzialmente diversi da quelli nati in famiglie "normali" allora anche il pregiudizio che le tendenze sessuali dei genitori possano condizionare le scelte dei figli è da ritenersi infondato.
Le ricerche fatte in particolare negli Stati Uniti su gruppi di bambini con genitori gay o lesbiche confermano che anche sul fronte dell'identità di genere questi bambini non mostrano alcuna confusione di ruolo né, tanto meno, evidenziano atteggiamenti diversi nell'ambito del gioco, del modo di vestirsi o nelle preferenze rispetto alla scelta degli amici.
È più probabile che a condizionare negativamente la crescita e lo sviluppo psico-affettivo di un figlio siano i comportamenti sessuali "disordinati" da parte di uno o di entrambi i genitori più che una specifica tendenza sessuale; questa mia affermazione è frutto della esperienza professionale nel corso della quale mi è capitato di confrontarmi con situazioni familiari di questo tipo.
I processi evolutivi che avvengono in contesti di questo tipo risultano ad alto rischio sotto il profilo comportamentale in particolare durante l'adolescenza, periodo durante il quale la mancanza di figure adulte affidabili e significative è certamente una variabile negativa.
Questo vuol dire che per essere genitori in grado di garantire ad un figlio un ambiente nel quale siano presenti fattori idonei a consentire l'instaurarsi di relazioni personali positive sotto il profilo della affettività, della capacità di ascolto ma anche del controllo e della identificazione (da non confondere con l'identità) non si deve essere per forza "eterosessuali".
La tendenza sessuale è sicuramente una dimensione importante per ogni individuo ma non ha nulla a che fare con le capacità "genitoriali" di coloro che, a vario titolo, a seguito di matrimoni o convivenze, da soli o da divorziati, in modo naturale o con l'adozione, diventano genitori.
Questa considerazione sollecita non solo gli esperti di studi psico-sociali e quelli del diritto familiare ma anche la classe politica e la società civile in generale, a riflettere sul tema della omogenitorialità accantonando i pregiudizi di tipo ideologico, religioso o culturale.

|