GDS
di Tommaso Giartosio
I gay che vogliono diventare padri possono tentare varie strade, certamente più ardue di quelle che si presentano alle lesbiche, ma comunque realizzabili. Ognuna di queste opzioni pone problemi non piccoli, di ordine etico, pratico, psicologico, economico, legale: problemi che alcuni riterranno superabili e altri no, e che in questa sede non affronteremo.
Un gay può ad esempio costruire, accordandosi con una coppia lesbica, una famiglia triparentale o (con il compagno) quadriparentale con figli (Co-parenting). Può offrirsi come donatore di sperma non anonimo, chiedendo di mantenere un limitato contatto con la prole. Può cercare un compagno straniero che sia disposto ad adottare un bambino nel suo paese d’origine, laddove questo sia possibile...
Qui parleremo solamente di un’altra possibilità: la GDS (gestazione di sostegno), altrimenti nota come “gestazione per altri” (GPA) o “maternità surrogata” (sul modello delle espressioni francesi e inglesi gestation pour autrui, surrogate motherhood, surrogacy), o ancora (spregiativamente) “utero in affitto”. E’ la pratica in cui una donna accetta di portare a termine una gravidanza al posto di qualcun altro.
Questioni legali
E’ bene chiarire subito un punto. Alcune legislazioni (Gran Bretagna, Canada, buona parte degli Stati Uniti) permettono e regolano la GDS ponendo limiti di vario tipo. Altre (per esempio quelle di molti paesi non occidentali) non la contemplano affatto, lasciando quindi che venga praticata in quasi totale assenza di regole. Altre ancora, infine, la vietano esplicitamente: è il caso dell’Italia.
La legge 40/2004 sulla procreazione assistita (legge contro cui sono stati indetti senza successo i referendum del giugno 2005) recita all’art.12, comma 6: “Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro.”
Dunque è illegale praticare o pubblicizzare la GDS in Italia. Tuttavia:
- il cittadino italiano che va a praticare la GDS (o qualsiasi altra tecnica di procreazione assistita vietata dalla legge 40) in uno stato estero che la consente, e poi torna in Italia con il figlio o i figli, non infrange alcuna legge, né straniera né italiana;
- è del tutto legale pubblicare testi che non intendono pubblicizzare la GDS (tantomeno in Italia) ma semplicemente informare con la massima fedeltà sul modo in cui essa viene praticata, là dove questo è possibile, e discuterne alcuni aspetti. E’ quanto hanno fatto numerosi saggi e articoli apparsi su pubblicazioni di vario tipo, ed è quanto ci proponiamo di fare qui. Non forniremo però nessuna indicazione su specifiche agenzie, cliniche, banche dei gameti, studi medici o legali, o altre entità italiane o anche straniere legate all’organizzazione della GDS, perché la legge 40 (secondo un’interpretazione forse estensiva, a cui però, per sicurezza, preferiamo attenerci) proibisce di fornire questo tipo di informazioni in sede pubblica.
Brevi informazioni di carattere generale
Chi lo fa
Gli omosessuali che ricorrono alla GDS sono perlopiù coppie gay, e per comodità di esposizione qui faremo riferimento a questo caso tipico. Si tenga però presente che a volte fanno ricorso alla GDS coppie lesbiche, singole lesbiche, singoli gay.
Non dimentichiamo ovviamente che la GDS è a volte l'unico modo di accedere alla genitorialità per un gran numero di coppie eterosessuali in cui la donna non può affrontare una gestazione.
Come funziona
Per realizzare una GDS uno o più ovuli vengono estratti, fecondati in provetta con lo sperma di uno dei due aspiranti padri, e poi impiantati nell’utero di una donna (detta portatrice, o anche surrogata o madre surrogata) che porterà a termine la gravidanza rinunciando esplicitamente ai suoi diritti sul bambino. Gli ovuli possono provenire dalla portatrice stessa - si parla in questo caso di GDS tradizionale - o invece da un’altra donna, una donatrice - nel qual caso avremo una GDS gestazionale. Quest’ultima, benché più costosa, è oggi per vari motivi la forma di GDS più diffusa, almeno in Occidente.
Di norma entrambe le donne vengono pagate per il loro contributo, che comporta anche brevi terapie ormonali. Il pagamento assume la forma di un rimborso spese o di un vero e proprio compenso (può essere difficile distinguere tra l’uno e l’altro). A volte invece le donne coinvolte sono volontarie: un’amica, una parente. In ogni caso, quasi sempre firmano (insieme alla coppia) contratti molto dettagliati che indicano diritti, doveri e responsabilità di tutte le parti in causa.
La donatrice (che rinuncia anch’essa, per contratto, a ogni diritto sul bambino) solitamente viene selezionata attraverso un’agenzia specializzata, ed è molto spesso anonima. La coppia ha informazioni più o meno ampie su di lei (per esempio è al corrente del suo stato di salute) ma non conosce la sua vera identità. Va detto però che a volte la donatrice acconsente ad incontrare il nascituro quando sarà grande, ed altre volte non è affatto anonima e entra subito in rapporto con gli aspiranti padri. Quanto al rapporto con la portatrice, non c’è anonimato (almeno nei paesi più avanzati: vedi oltre) ed è possibile sviluppare da subito una relazione significativa.
La portatrice
Occorre distinguere nettamente tra situazioni molto diverse. In alcuni contesti, e soprattutto in alcuni paesi, le portatrici sono spesso donne povere e impreparate, biecamente sfruttate, esposte a seri pericoli sanitari.
Nei paesi occidentali che permettono la GDS, invece, agenzie e cliniche sono sì realtà commerciali, ma mediamente ben più scrupolose. Chi ricorre ad esse farà bene a mantenere allenato l’”orecchio etico” per assicurarsi che vi sia una gestione trasparente e rispettosa dell’intera operazione (per esempio per quanto riguarda il monitoraggio delle terapie ormonali, oppure le implicazioni della scelta del numero di embrioni da impiantare). Ma possiamo dire che di norma le portatrici vengono attentamente informate per garantire che stiano compiendo una scelta matura.
Le portatrici devono soddisfare certi requisiti. Per esempio, devono essere già madri. Inoltre devono essere libere da pressioni economiche, consapevoli di tutti gli aspetti medici e legali della GDS, e spinte soprattutto dal desiderio di aiutare una coppia infeconda. Occorre poi che la portatrice sia “compatibile” con la coppia sotto ogni punto di vista (motivazioni, salute, frequenza dei contatti, idee sul futuro del rapporto, identità di vedute in caso di problemi nel corso della gravidanza e del parto, ecc.). Il processo si svolge anche in senso inverso: la portatrice decide se le interessa aiutare una data coppia (per tutti questi motivi, la probabilità che la portatrice decida di tenere il bambino o pratichi una qualche forma di ricatto è irrisoria).
Il rapporto tra la coppia e la portatrice può essere puramente formale e di breve durata, ma di norma è invece un rapporto “caldo”, affettuoso e protratto nel tempo, in cui la portatrice è nota ai bambini come “quella signora che ci ha aiutati a farvi venire al mondo”. E’ importante, infatti, che ogni bambino conosca la sua storia.
L’agenzia
La GDS comporta una serie di pratiche che possono venire attuate dai diretti interessati oppure gestite da un’agenzia. Quest’ultima si occuperà di trovare una donatrice, una portatrice, una clinica specializzata in medicina procreativa, uno studio legale per i contratti, una buona copertura assicurativa, e di coordinare il lavoro di tutti in modo che agli aspiranti genitori (non presenti sul luogo) ne resti solo una piccola parte. Procedere senza servirsi di un’agenzia è certamente più economico ma richiede tempo, energia, e soprattutto una certa conoscenza della lingua e della realtà burocratica e amministrativa del paese (bisogna essere in grado di dialogare in prima persona con un assicuratore, telefonare a un avvocato, richiedere un documento, ecc.).
Anche se si decide di ricorrere a un’agenzia, un traduttore (professionale o “informale”) può essere utile. In alcune agenzie, comunque, si parlano più lingue.
Le fasi e i tempi
Occorre preventivare almeno 3-4 viaggi nel paese in cui avrà luogo la GDS (come minimo: conoscenza dell’agenzia, conoscenza della portatrice, impianto, parto). Sono viaggi che possono essere preparati con un certo anticipo (a meno di emergenze come il parto prematuro), cercando quindi voli e alberghi meno costosi. Ogni viaggio costituirà anche un importante momento di relazione con le parti coinvolte (in primis la portatrice e la sua famiglia). L’intero processo durerà, se tutto va bene, meno di due anni. L’ultimo viaggio sarà un vero e proprio soggiorno di alcune settimane, prima in attesa del parto, poi per aspettare che il bambino riceva un passaporto e possa viaggiare. Importante: come in ogni famiglia omogenitoriale, dal punto di vista della legge italiana sarà padre solo il padre biologico.
Quasi sempre si ottiene una gravidanza entro i primi tre tentativi. A cose fatte è possibile che avanzino embrioni crioconservati, di cui occorrerà decidere il destino (le quattro opzioni sono: donazione a coppie infertili, donazione alla ricerca scientifica, conservazione a tempo indefinito, distruzione).
Va anche ricordato che, come in tutte le fecondazioni in vitro, la percentuale di parti gemellari è particolarmente alta (a meno che non si decida di trasferire in utero un solo embrione).
I costi
La GDS è una scelta che comporta grossi sacrifici economici e richiede un cambiamento globale del proprio progetto di vita (cosa normale, del resto, quando si fa un bambino...). I costi (aggiornati al 2007) vanno dai 10'000 euro (o meno) di una GDS in India (ma come abbiamo detto occorrerebbe come minimo verificare seriamente sul posto che il processo si svolga in modo eticamente accettabile, nonché adeguato dal punto di vista sanitario), ai 110'000 euro (o più) di una GDS attuata attraverso le più costose agenzie Usa (qui sulla cifra pesano molto le spese mediche, legali e assicurative). In mezzo c’è un’ampia gamma di prezzi intermedi.
Un discorso a parte va fatto per le spese mediche: in paesi come gli Stati Uniti, in cui non esiste sanità pubblica e i costi delle cure sanitarie sono molto alti, un parto prematuro può far aumentare le spese a dismisura. La necessità di prevenire questo problema comporta scelte delicate per quanto riguarda la polizza assicurativa adeguata, il numero di embrioni da trasferire in utero, il paese in cui far avvenire l’intera GDS o il solo parto, ecc.
Come in ogni altra forma di procreazione assistita, un’ovodonazione, un impianto di embrione, una gravidanza possono non andare a buon fine, nel qual caso le persone coinvolte andranno ugualmente pagate, e le procedure dovranno essere eventualmente ripetute (sempre tutelando la salute delle interessate). Nella GDS c’è però il vantaggio che donatrici, embrioni e portatrici sono stati tutti scelti in base alla loro idoneità ai rispettivi compiti, perciò il tasso di successo è piuttosto alto. Comunque di norma, come accade in tutte le forme di PMA, cliniche e agenzie offrono condizioni vantaggiose per chi dopo un primo fallimento voglia ritentare.
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