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11/01/2010 - Lettera aperta di Rita De Santis (Presidente Agedo) al Presidente della Repubblica

Gentile Presidente,
chi le scrive è una mamma, che solo per puro caso è presidente di una associazione di genitori di figli omosessuali e transessuali perché, vede nel paese che lei egregiamente presiede, essere omosessuali o transessuali prevede pure che ci sia una associazione di genitori che ne prendano le difese e che in un certo senso si occupino di far rispettare i loro diritti, laddove basterebbe far rispettare la Costituzione.
Caro Presidente,
io seguo sui giornali e sui media la fatica che lei quotidianamente fa per cercare di non far affossare quel po’ di democrazia che a fatica resta nel nostro paese ma purtroppo con scarsi risultati, visto gli ultimi accadimenti.
Le persone omosessuali e le persone transessuali rappresentano il 10% degli italiani e se a loro aggiungiamo gli immigrati anche quelli della seconda generazione e quindi quelli con la cittadinanza, una fetta del 20% della popolazione che lei rappresenta non ha uguaglianza di diritti come invece avviene in tutti gli altri paesi della comunità europea.
In una Nazione dove ogni giorno troviamo una esortazione alla famiglia e quando nascono sei gemelli si partecipa a una gioia di gruppo (come giusto che sia) noi genitori Agedo (così si chiama la nostra associazione) dobbiamo pensare che la gioia della sala parto deve finire davanti allo strazio dello sciopero della fame di due dei nostri figli, che oggi si chiamano Manuel e Francesco , ma potrebbero chiamarsi in qualsiasi altro modo, per vedere riconosciuto quello che è il diritto più elementare e sul quale si basa la società civile, il diritto all’affettività.
Signor Presidente,
fin quando in Italia ci saranno le categorie di Alti Privilegiati per i quali si faranno le leggi ad personam, e le categorie degli ultimi che sono costretti a fare lo sciopero della fame per un diritto costituzionale, oppure persone che durante il periodo più festivo dell’anno possono rimanere chiusi in un sacco della spazzatura senza che nessuno le cerchi per paura o per vergogna e infine una categoria di nuovi schiavi peggio di quelli della famosissima Capanna dello Zio Tom, ebbene Signor Presidente l’Italia, lo riconosca anche lei, è finita e con lei la democrazia in uno o mille scioperi della fame, in un cadavere decomposto nel sacco della spazzatura e in un centro di accoglienza (mi perdoni Zingarelli e Devoto per l’uso improprio di questa parola)
La ringrazio per l’attenzione 

Rita De Santis 
Presidente nazionale AGEDO