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10/08/2009 - Le maestre raccontano - Giugno 2009, prov. Bologna

Giugno 2009, in una scuola della provincia di Bologna
Una maestra racconta la sua esperienza con Vittoria, una bambina di 3 anni e mezzo con due mamme.


Sono Nicoletta, un’insegnante della scuola materna (…) di (…). All’inizio dell’anno scolastico 2008/2009 ho saputo che nella mia classe c’era una bambina, Vittoria, figlia di una coppia omosessuale composta da due donne.
La notizia non ha suscitato in me scalpore o disorientamento,ma mi sono chiesta quali strategie educative avrei potuto mettere in atto all’interno di un gruppo classe composto, quasi nella sua totalità da bambini di tre anni, per far sì che Vittoria potesse vivere serenamente e positivamente il suo primo anno di scuola materna.
Ho pensato da subito che sarebbe stato importante confrontarsi con le mamme di Vittoria, ma già queste avevano predisposto, insieme alla pedagogista, un colloquio con me, la mia collega di sezione e la pedagogista stessa, che si è dimostrata attenta e aperta alla questione per tutta la durata dell’anno scolastico . In questa occasione, le mamme di Vittoria mi hanno trasmesso un forte senso di tranquillità e sono state molto chiare e sincere nella descrizione della loro situazione familiare. Ci hanno raccontato la genesi della loro scelta, ci hanno spiegato che la bambina era a conoscenza dell’esistenza della famiglia cosiddetta tradizionale, che avevano spiegato a Vittoria che le mamme “avevano conosciuto un signore gentile che aveva donato loro un semino, grazie al quale l’avevano avuta”. Dopo questo colloquio, io e la mia collega ci siamo confrontate sia tra di noi sia con le altre insegnanti. Da quel momento, per me è iniziato un periodo a volte conflittuale con le mie colleghe; dopo qualche battuta infelice e maliziosa, alcune di loro mi hanno posto domande e osservazioni: “ma come può una bambina crescere senza un padre?”; “non le mancherà l’educazione necessaria a svilupparsi normalmente?”; “adesso la bambina è piccola, ma poi da grande avranno grossi problemi”; “e se da grande la bambina vorrà sapere chi è suo padre, cosa le risponderanno?”; “sono due donne egoiste”, e via dicendo.
Pur non potendo contare sulla loro collaborazione, a parte quella della mia collega Sara, e pur sentendomi in un certo senso in “minoranza”, ho iniziato a mettere in atto strategie educative volte a integrare e valorizzare l’elemento di novità rappresentato dalla presenza della famiglia omogenitoriale, e a sviluppare un discorso più ampio sul rapporto con le diversità e le differenze.
Voglio precisare subito che non ho introdotto artificialmente e “dall’alto” l’argomento ed ho preferito attendere che questo emergesse da sé, rispettando così i tempi di Vittoria e proponendomi di intervenire solo qualora questi si fossero prolungati eccessivamente. Infatti, neanche un mese dopo l’inizio dell’anno scolastico, una mattina, durante l’appello, Vittoria si è alzata in piedi per comunicare a tutti “io ho una Mimmi e una Mamma!”. Solo una compagna di classe ha obiettato che ciò non era possibile. Allora sono intervenuta, ed ho spiegato ai bambini che invece era possibile, che, come loro hanno due persone che li amano, così Vittoria ha due persone che l’amano e che famiglia vuol dire stare insieme, stare bene, sentirsi al sicuro e amati, indipendentemente dalla composizione, dal numero e dal sesso di chi compone la famiglia stessa.
Allo scopo di avvicinare i bambini all’argomento, è stata molto utile la lettura, ripetuta più volte nel corso del tempo, (anche perché erano i bambini stessi a richiederla), dei libri “The family book” e “It’s OK to be different”, che mi erano stati consigliati e consegnati dalle mamme di Vittoria.
Ho cercato anche altri libri illustrati che trattassero di famiglie “non tradizionali”, ma in Italia, e in italiano, è quasi impossibile trovarne. Così, a parte un libro in lingua inglese che ho acquistato e proposto in classe, “And tango makes three”, mi sono trovata a dover riadattare in senso “inclusivo” il materiale già presente a scuola.
La lettura dei libri illustrati proposti dalle due mamme, ha aiutato non solo Vittoria a parlare senza problemi della sua famiglia, ma anche a far sì che gli altri bambini riconoscessero la normalità della famiglia di Vittoria.
In occasione di una lettura del libro “It’s OK to be different”, all’interno del quale in una pagina si dice “E’ OK avere due mamme” e “E’ OK avere due papà”, Vittoria, indicando l’illustrazione corrispondente, ha cominciato a dire che lei aveva due mamme, e immediatamente, uno dopo l’altro, i bambini si alzavano dicendo: “Io ho due mamme”, “Io ho due papà”, etc., anche se vengono tutti da famiglie cosiddette tradizionali!
Ho proposto alle altre insegnanti di utilizzare questi libri come materiale didattico nelle loro classi, ma solo una ha accettato, la maestra Sara, la stessa che mi ha appoggiato quando si è posto il problema del festeggiamento della festa della mamma e della festa del papà, che io avevo consigliato di sostituire con altre feste. A seguito di intense discussioni, una classe ha deciso di festeggiare ugualmente entrambe le feste, mentre la mia sezione e quella di Sara hanno deciso di organizzare feste secondo le usanze e il calendario di altri popoli del mondo (ad es., la festa della primavera induista, Holy).
Devo ammettere che la non completa comunione di vedute e di intenti tra me e la mia collega di sezione ha comportato qualche difficoltà, perché spesso i suoi metodi educativi e le sue piccole disattenzioni contrastavano il percorso di conoscenza che avevo intrapreso con i bambini. Credo che Vittoria abbia avvertito una sorta di barriera comunicativa e relazionale da parte della mia collega di sezione, con la quale, infatti, non ha mai parlato della sua famiglia, che invece con me è stato continuo oggetto di racconti e scambi.
Un altro rapporto problematico l’ho vissuto con le due insegnanti di religione che si sono succedute durante l’anno; con entrambe ci sono stati momenti di discussione accesa (anche la mia collega Sara si è trovata a discutere dell’argomento con la seconda arrivata), perché loro, letteralmente, non concepivano la possibilità di questo tipo di famiglia e si sono rifiutate di proporre ai bambini una visione più ampia della stessa che potesse discostarsi dal modello tradizionale, composto da madre e padre. Le mamme di Vittoria si sono trovate costrette ad esonerare la loro bimba dall’ora di religione.
Per quanto riguarda l’atteggiamento degli altri genitori, non ci sono stati particolari problemi (anche se ho scoperto a fine anno scolastico che una mamma ancora non aveva capito la composizione della famiglia di Vittoria) grazie, in primo luogo al modo in cui le mamme di Vittoria si sono presentate, non nascondendo la loro vita, ma al contrario, puntando al confronto consapevole e ad una piena visibilità e disponibilità; in secondo luogo, perché i genitori degli altri bambini hanno sempre visto Vittoria come una bambina gioiosa e serena, circondata da una famiglia che la ama.
Per approfondire l’argomento dell’omosessualità e dell’omogenitorialità, nei mesi di febbraio e marzo 2009 ho partecipato, insieme alla mia collega Sara, ad un corso di formazione, patrocinato dal Comune di Casalecchio di Reno, dal titolo “Nuove famiglie: scuola, genitori e sviluppo psico-sociale con particolare riferimento alle famiglie omogenitoriali”. Pur non soddisfacendo appieno le mie aspettative, perché poco attento ad approfondire il ruolo dell’educatore che si trova a confronto con le realtà delle famiglie omogenitoriali, il corso si è rivelato interessante e mi ha fornito conoscenze più precise sull’omosessualità in genere e sui pregiudizi che ancora sconta a livello sociale.



CONCLUSIONI

L’esperienza con Vittoria mi ha fatto riflettere sul fatto che, spesso senza accorgersi, a scuola si tende a proporre ai bambini un modello di famiglia univoco, quello composto da una madre e da un padre, senza lasciare aperte altre possibilità e fornendo una visione ristretta della realtà. Questa esperienza mi ha portato a riconsiderare gli aspetti della mia pratica educativa riguardanti la famiglia. Da settembre 2008 ho cercato di educare i bambini della mia classe ad un atteggiamento di apertura, accompagnandoli in un percorso di conoscenza e accettazione delle pluralità.
A fine anno scolastico posso dire che i bambini hanno imparato a confrontarsi serenamente con questo tipo di famiglia omogenitoriale e, di più, a considerare come normali, e come oggetto normale di conversazione, varie tipologie familiari (famiglie con un solo genitore, famiglie con i nonni, etc…).
Ritengo inoltre che sia fondamentale condurre alla conoscenza di altre realtà familiari i bambini della scuola materna, perché è proprio a quest’età che iniziano ad interiorizzare i modelli errati che la società nel suo complesso impone; e che offrendo loro altre possibilità di conoscere, scoprire ed esplorare possono essere pronti ad accettare e valorizzare le diverse realtà esistenti. In questo senso credo sia molto importante fornire strumenti e preparazione adeguata a educatori e insegnanti attraverso corsi di formazione e incontri, in modo che non siano impreparati e restii nell’affrontare le questioni che i cambiamenti sociali fanno emergere. Non dimentichiamo che siamo noi adulti a trasmettere ai bambini forme di pensiero precostituite e pregiudizi che autonomamente non svilupperebbero.





Nicoletta