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Crescere in famiglie omogenitoriali
Contributi dal diritto, dalle scienze psicologiche e sociali
Sabato 25 Novembre 2006
Salone degli Affreschi, Società Umanitaria - Via San Barnaba, 48 - Milano
Sabato 2 e 16 Dicembre 2006, Sabato 13 Gennaio 2007
Sala della Provincia - Via Guicciardini, 16 - Milano
 
Abstract e Profili
Saluto dell'Assessore Provinciale all'istruzione e all'edilizia scolastica Giansandro Barzaghi
Un caro saluto ed un augurio sincero di buon lavoro per aprire i lavori di questo importante convegno su un tema molto dibattuto in Europa. Sono a conoscenza del fatto che in ottobre si è tenuta proprio a Parigi la 3^Conferenza internazionale sull'omogenitorialità, organizzata da genitori e futuri genitori gay e lesbiche di Parigi. Anche in quella occasione esperti, ricercatori, magistrati e responsabili del settore hanno affrontato tematiche complesse riguardanti le figure dell'omogenitorialità, il diritto all'omogenitorialità e cosa vuol dire crescere in una famiglia omogenitoriale. Secondo i dati di cui dispongo, la Francia conta circa 100.000 famiglie omogenitoriali e 200.000 genitori omosessuali, con una buona percentuale di gay e di lesbiche che hanno figli o che desidererebbero averne. Sappiamo che in alcuni Paesi Europei, l'omogenitorialità è una realtà riconosciuta dalla legge, mentre in altri Paesi bisogna ancora partire dal riconoscimento del principio di uguaglianza dei diritti. In Italia il tema è poco dibattuto, ma costituisce una realtà esistente che non possiamo fare finta di non vedere.
Le questioni che si possono certamente porre sono tante, proviamo a sottoporne qualcuna:
Cosa vuol dire fondare una famiglia omogenitoriale?
Cosa fare per adottare un bambino?
Come reagire alle eventuali aggressioni verbali e non?
Sicuramente dovremo interrogarci anche su che cosa è una famiglia oggi, su quali sono i diritti di un bambino, diritti spesso calpestati dalla violenza all'interno della famiglia.
Di solito, quando si crea una famiglia, si ha l'idea di trasmettere valori, di creare un progetto di vita a cui poter accedere liberamente senza discriminazioni. La famiglia tradizionale è affiancata da modalità diverse ed anche le modalità per l'Educazione e l'Istruzione dei figli subiscono cambiamenti in relazione ai luoghi, alle epoche ed alle condizioni materiali di vita. Un campione di 2189 maschi e di 580 donne, omosessuali intervistati/e in tutta Italia da Barbagli e Colombo, dimostra che il 3,4% dei gay sono padri e il 5,4% delle lesbiche sono madri. Nella fascia d'età superiore ai 35 anni hanno figli il 19% delle lesbiche e il 10% dei gay.
Sappiamo con ragionevole certezza che per essere buoni genitori sono necessari la responsabilità e l'impegno nei confronti dei bambini che vanno seguiti regolarmente nella quotidianità, per rispondere ai loro bisogni materiali, affettivi ed intellettuali. Compito dello Stato è quello di individuare i diritti ed i doveri reciproci, ma per le coppie gay il matrimonio non è consentito dalla legge italiana e l'adozione è riservata solo ai coniugi.
In alcuni Paesi occidentali si comincia a parlare di responsabilità genitoriale, ossia l'adulto che convive con il genitore biologico legalmente riconosciuto, ne assume gli stessi diritti e doveri nei confronti dei minori conviventi. La responsabilità genitoriale è stata estesa naturalmente in tutti quei Paesi in cui le coppie omosessuali sono riconosciute legalmente.
Mi permetto di ricordare e concludo che in Italia il Partito della Rifondazione Comunista ha già avanzato una proposta di legge (3.308 del 2002) che chiede la riforma del diritto di famiglia, con il riconoscimento, tra l'altro, dell'unione registrata riservata agli omosessuali.
Credo che sia giunto il momento di dare la parola agli illustri esperti che entreranno nel merito delle questioni. Vi auguro un buon proseguimento dei lavori ed attendo di leggere gli atti del convegno.
 
Intervento di Daniela Danna (Università di Milano)
"Omogenitorialità in Italia: il mito della discriminazione"
In questo paper riporterò i primi dati di una ricerca qualitativa a proposito delle strategie di autopresentazione e del grado di "accoglienza" delle famiglie con genitore/i omosessuali da parte degli ambienti con cui un genitore necessariamente viene a contatto: famiglia/e di origine, sistema sanitario, scuola, vicinato, amici. Sono state svolte interviste a padri e madri omosessuali, single o in una relazione, che hanno avuto figli in diverse città d'Italia.

Bibliografia
Barbagli, M. e Colombo. A.: Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia, Il mulino, Bologna 2001.
Bottino, M. e Danna, D.: La gaia famiglia. Omogenitorialità: il dibattito e la ricerca. Trieste, Asterios 2005
Danna, D.: "Io ho una bella figlia..." Le madri lesbiche raccontano, Zoe Edizioni, Forlì 1998.
Gruppo soggettività lesbica Libera università delle donne: Cocktail d'amore. 700 e più modi di essere lesbica, Roma DeriveApprodi 2005.
Johnson, S. M. e O'Connor, E.: The National Gay and Lesbian Family Study, APA, San Francisco, 2001
Lähnemann, L.: Lesben und schwule mit Kindern - Kinder homosexueller Eltern. Dokumente lesbisch-schwuler Emanzipation des Fachbereichs für gleichgeschlechtliche Lebensweisen, n. 16, Berlin 1997
Saraceno, C. (a cura di): Diversi da chi? Gay, lesbiche, transessuali in un'area metropolitana, Milano, Guerini 2003.
Saffron, L.: Autoinseminazione. Scelta e realtà della maternità indipendente, Il dito e la luna, Milano 1995.
Wright, J. M.: Lesbian step families : an ethnography of love, New York, London, The Haworth Press, 1998.

Daniela Danna è ricercatrice in Sociologia presso l'Università degli Studi di Milano, dove insegna Sistemi sociali comparati. Ha pubblicato sui temi dell'amore tra donne nella storia, del riconoscimento pubblico delle coppie di persone dello stesso sesso, sull'omogenitorialità in Italia, sulle politiche sulla prostituzione, sulla violenza contro le donne. I suoi lavori di prossima pubblicazione sono: "Prostituzione e vita pubblica in quattro capitali europee", di cui è curatrice (Carocci novembre 2006) e "Ginocidio. La violenza contro le donne all'epoca della globalizzazione" (Eleuthera febbraio 2007).
 
Intervento di Luca Trappolin (Università di Padova)
"La costruzione delle rappresentazioni pubbliche della genitorialità omosessuale in Italia"
Dopo essersi imposto all'attenzione generale della società americana grazie alla visibilità delle madri lesbiche, il fenomeno dell'omogenitorialità costituisce una realtà emergente in molte società occidentali. Nel dibattito pubblico italiano l'omogenitorialità è un (sotto)tema recente, presente nelle discussioni sul riconoscimento delle unioni omosessuali e su quelle riguardanti l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita.
Il presente contributo mette a fuoco, da diverse angolature, le modalità attraverso le quali la genitorialità omosessuale "diventa interessante" nelle rappresentazioni collettive della popolazione italiana. La discussione prenderà spunto da dati di ricerche empiriche al momento ancora inedite. Per un verso, l'analisi si occuperà di come la genitorialità omosessuale trova spazio nel discorso dei media nazionali, tentando di stimare l'incidenza quantitativa del tema (nell'ambito di tutti gli articoli che il Corriere della Sera ha dedicato all'omosessualità dal 1998 al 2005) e di mettere a fuoco lo sviluppo storico degli argomenti di volta in volta discussi.
Per altro verso, l'intervento rifletterà sul modo in cui le giovani generazioni inseriscono il tema della genitorialità omosessuale nell'ambito delle trasformazioni della famiglia e della costruzione dell'omosessualità come problema sociale. A questo scopo verranno utilizzati i dati di una survey realizzata su un campione di più di 700 studenti di scuole superiori della Regione Friuli Venezia Giulia.

Bibliografia
Trappolin L. (2006), Omogenitorialità. Frontiere, regole, routines, in "Madri sole e nuove famiglie. Declinazioni inattese della genitorialità", a cura di Franca Bimbi e Rossana Trifiletti, Roma, Edizioni Lavoro, pp. 305-324.

Luca Trappolin è dottore di ricerca in Sociologia e docente di Sociologia dei processi culturali nella Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Padova. Lavora nel Dipartimento di Sociologia della stessa Università, dove si occupa di pluralismo culturale a partire dalle trasformazioni dell'identità di genere e di orientamento sessuale. Sul tema dell'omosessualità è autore di diversi saggi e articoli in riviste scientifiche (tra cui Gay is good. Riconoscimento della differenza omosessuale e definizioni dell'omosessualità, in "Donne e uomini che cambiano. Relazioni di genere, identità sessuali e mutamento sociale", a cura di Elisabetta Ruspini, Milano, Guerini, e "Lo sguardo della sociologia sull'omosessualità", in "Omosapiens. Studi e ricerche sugli orientamenti sessuali", a cura di Domenico Rizzo, Roma, Carocci), e della monografia Identità in azione. Mobilitazione omosessuale e sfera pubblica (Carocci 2004).
 
Intervento di Chiara Bertone (Università del Piemonte Orientale)
L'intervento proporrà una riflessione su come esperienze di genitorialità al di fuori della norma dell'eterosessualità ci aiutino a leggere le attuali trasformazioni delle relazioni e delle pratiche familiari nei paesi occidentali, che stanno andando nella direzione di una pluralizzazione dei modi di fare famiglia.
Come si ridefiniscono i modelli di genitorialità, quando sono coinvolte complesse combinazioni di figure genitoriali nella procreazione e nella cura dei bambini, al di là della coppia e della convivenza?
Come ripensare la famiglia quando i confini sono variabili e i ruoli esplicitamente oggetto di costruzione e negoziazione? Su questi mutamenti, legati a profondi cambiamenti delle identità e dei ruoli di genere, si confrontano diverse prospettive teoriche, che attribuiscono significati differenti anche all'omogenitorialità.
Saranno dunque discusse queste prospettive, con l'intento di trovare gli strumenti per leggere la situazione italiana, con le sue specificità rispetto alla forma, e all'entità, delle trasformazioni familiari in corso.

Chiara Bertone è ricercatrice e insegna Sociologia della Famiglia e Studi di Genere presso l'Università del Piemonte Orientale. Ha conseguito il Ph.D. in Studi sulle donne e sul genere nelle scienze sociali presso l'Università di Aalborg, Danimarca. È autrice del volume Whose needs? Women's organisations' claims on child care in Italy and Denmark (Aalborg University 2002) e coautrice dei volumi Diversi da chi? Gay, lesbiche, transessuali in un'area metropolitana, a cura di Chiara Saraceno (Milano, Guerini 2003) e La promozione delle pari opportunità per i diversi orientamenti sessuali: spazi di azione per gli enti locali (Provincia di Trento 2006).
 
Intervento di Gaetano De Leo (Università di Bergamo)
La psicologia giuridica ha uno specifico interesse per l'area della tutela dei bambini, il tema dell'omogenitorialità presenta per questa disciplina numerosi aspetti di grande interesse e sfida.
Nell'intervento accennerò in particolare a due aspetti:

1) La letteratura scientifica internazionale che si occupa delle diverse forme di genitorialità e in particolare dell'omogenitorialità è ancora limitata.
La maggioranza delle ricerche sull'omogenitorialità sottolineano come lo sviluppo ottimale del bambino sembra essere influenzato dalla natura delle relazioni e interazioni all'interno dell'unità familiare piuttosto che dalle particolari forme strutturali che essa assume dichiarando una non sostanziale differenza tra i bambini cresciuti con genitori gay piuttosto che eterossessuali riguardo l'identità di genere dei bambini e il loro orientamento sessuale e il loro Sviluppo Emotivo e Sociale. Altre ancora riscontrano una maggiore prosocialità dei bambini che crescono in famiglie omogenitoriali.
Gli studi in questione, così come in generale gli "studi di genere" o cross-cultural, hanno la capacità spesso di suscitare reazioni di consenso o dissenso quasi a prescindere dal contenuto degli stessi, reazioni che sembrano aggrappate a piani ideologici o a teorie che fanno fatica ad accettare costrutti che metterebbero in discussione l'intero apparato teorico finora utilizzato dagli stessi.
Le accuse che vengono mosse a ricerche anche autorevoli (per es. dell'American Psychiatric Association) però si muovono sul piano metodologico delle ricerca: come la scarsa numerosità dei campioni esaminati, o il non aver utilizzato un campione casuale, o ancora che i partecipanti non fossero anonimi ecc. critiche in parte fondate ma dimenticanti come gran parte del sapere scientifico si basa su ricerche qualitative, anziché quantitative, e soprattutto come sia impossibile applicare questi criteri di validità a questioni come quelle che riguardano l'omogenitorialità. Inoltre anche le ricerche che si oppongono cadono nella stessa trappola metodologica.
Attualmente, infatti e per fortuna, non esistono elenchi che separano la popolazione eterosessuale da quella omosessuale. Non vorrei addentrarmi in una questione così astiosa, quale quella della ricerca, che in particolare, nell'ambito della psicologia dello sviluppo e dell'apprendimento, negli ultimi anni, deriva le prospettive più chiarificatrici da studi che non fanno riferimento a dati empirici quantitativamente consistenti e che anzi risultano utili e innovative proprio a partire dai diversi fondamenti relativi alla ricerca.
Un altro problema che comunque non va sottovalutato è la confusione che spesso si fa nell'usare in modo indiscriminato "identità", "identità sessuale", "identità di genere", "identità di ruolo", "orientamento sessuale".
Il rapporto tra sesso e genere varia a seconda delle aree geografiche, dei periodi storici, delle culture di appartenenza. I concetti di maschilità e femminilità sono concetti dinamici che devono essere storicizzati e contestualizzati. Ogni società definisce quali valori attribuire alle varie identità di genere, in cosa consiste essere uomo o donna, spesso perpetuando "differenze di genere" non confermate dalla ricerca scientifica che appartengono invece spesso alla categoria degli stereotipi o dei pregiudizi (per esempio attribuire alle donne in modo generalizzato caratteristiche di emotività, gentilezza, dipendenza, poco interesse alla tecnica ma cura nell'aspetto, "naturalmente" disposte alla cura e agli uomini caratteristiche di aggressività, indipendenza, orientati alla tecnica e al lavoro esterno alla casa, non predisposti alla cura). Maschilità e femminilità sono quindi concetti relativi.
Così come potremmo definire relativo il concetto di "identità" a tale proposito cito il saggio del premio Nobel per l'economia Amartya Sen "identità e violenza": "l'approccio solitarista può essere un buon metodo per interpretare in modo sbagliato praticamente qualsiasi abitante del pianeta. Nella nostra vita quotidiana noi ci consideriamo membri di una serie di gruppi: facciamo parte di tutti questi gruppi. La stessa persona può essere, senza la minima contraddizione, di cittadinanza americana, di origine caraibica, con ascendenze africane, cristiana, progressista, donna, vegetariana, maratoneta, storica, insegnante, romanziera, femminista, eterosessuale, sostenitrice dei diritti dei gay e delle lesbiche, amante del teatro, militante ambientalista, appassionata di tennis, musicista jazz e profondamente convinta che esistano essere intelligenti nello spazio con cui dobbiamo cercare di comunicare al più presto (preferibilmente in inglese). Ognuna di queste collettività, a cui questa persona appartiene simultaneamente le conferisce una determinata identità. Nessuna di esse può essere considerata l'unica identità o l'unica categoria di appartenenza della persona. L'inaggirabile natura plurale delle nostre identità ci costringe a prendere delle decisioni sull'importanza relativa delle nostre diverse associazioni e affiliazioni in ogni contesto specifico. Un ruolo centrale nella vita di un essere umano, quindi, è occupato dalle responsabilità legate alle scelte razionali. Per contro, a promuovere la violenza è la coltivazione di un sentimento di inevitabilità riguardo a una qualche presunta identità unica - spesso belligerante - che noi possederemmo e che apparentemente pretende molto da noi (spesso cose del genere più sgradevole). L'imposizione di una presunta identità unica è spesso una componente fondamentale di quell'arte marziale che consiste nel fomentare conflitti settari". Come sottolinea l'autore non c'è dubbio che la comunità o la cultura a cui una persona appartiene possono avere una influenza sul modo in cui la persona considera una questione o un decisione ma difficilmente possono determinare pienamente il nostro ragionamento e inoltre la "cultura" possiede al suo interno non un insieme di atteggiamenti e credenze univoci, ma un "pluralismo culturale"

2) Considerando l'applicazione dei recenti orientamenti della legislazione internazionale come la Convenzione sui diritti dei bambini firmata a New York il 20.11.89 e la Convenzione Europea sull'esercizio dei diritti dei minori adottata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo il 25 gennaio 1996 possiamo sottolineare due aspetti.
Il primo si muove dall'enunciazione che i diritti del minore devono essere garantiti "senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza. 2. Gli Stati parti adottano tutti i provvedimenti appropriati affinché il fanciullo sia effettivamente tutelato contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, opinioni professate o convinzioni dei suoi genitori, dei suoi rappresentanti legali o dei suoi familiari. (art.2 Convenzione sui diritti dei bambini firmata a New York il 20.11.89)"
La seconda si muove dall'Articolo 3 - Diritto di essere informato e di esprimere la propria opinione nei procedimenti - Consiglio d'Europa a Strasburgo il 25 gennaio 1996:
"Nei procedimenti che lo riguardano dinanzi a un'autorità giudiziaria, al minore che è considerato dal diritto interno come avente una capacità di discernimento vengono riconosciuti i seguenti diritti, di cui egli stesso può chiedere di beneficiare:
a) ricevere ogni informazione pertinente;
b) essere consultato ed esprimere la propria opinione;
c) essere informato delle eventuali conseguenze che tale opinione comporterebbe nella pratica e delle eventuali conseguenze di qualunque decisione"

Perché sono fondamentali questi due aspetti? da una parte si sottolinea la necessità di non discriminare il minore o la sua famiglia anche nell'ambito dell'omogenitorialità e dall'altra di garantire al minore il diritto di essere ascoltato e informato come elemento importante che può contribuire in contesti come quelli delle famiglie omogenitoriali (e anche nel caso di separazione tra i genitori gay) a sviluppare una soggettività e un'autonomia. La comunicazione e l'espressione della propria opinione divengono un punto di forza garantendo al bambino e all'adolescente una sufficiente certezza che riconosce e rafforza i processi di auto-determinazione.
In sostanza la posizione fortemente attiva che questa legislazione internazionale assegna oggi ai bambini di ogni età, rappresenta uno strumento privilegiato anche per rendere i minori protagonisti e costruttori dei loro specifici processi di socializzazione nei complessi contesti delle famiglie omogenitoriali, con una grande potenzialità di differenziazione creativa e di arricchimento degli itinerari di crescita e di sviluppo psicologico e sociale.

Gaetano De Leo è stato Professore Ordinario di Psicologia Giuridica presso l'Università degli Studi di Bergamo.
È stato nominato dal Ministro Guardasigilli membro della Commissione Nazionale per la Riforma del Codice di Procedura Penale per i Minorenni.
È stato nominato - dai Ministri per la Ricerca Scientifica e per gli Affari Sociali - membro della Commissione Interministeriale per lo studio del rischio psicologico-sociale nell'età evolutiva (nel 1990).
Dal 1992 il Consiglio Superiore della Magistratura gli ha conferito incarichi di docente ai Corsi di Formazione per Magistrati dei Tribunali per i Minorenni.
Il Ministro per la Solidarietà Sociale lo ha nominato componente della Commissione per la gestione del fondo per lo sviluppo degli interventi sociali (nel 1996).
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento degli Affari Sociali, lo ha nominato componente della Commissione di Legge n. 216/91, sulla prevenzione della devianza minorile (nel 1997).
Nel 1997-98 ha iniziato una collaborazione con le Nazioni Unite, "Center for International Crime Prevention", per l'individuazione di standard minimi di intervento nelle carceri dei Paesi aderenti alle Nazioni Unite e per l'innovazione dei progetti di formazione degli operatori penitenziari.
Ha pubblicato circa 200 lavori scientifici, tra cui negli ultimi anni: AttenDi al lupo, pedofilia e vittime per progetti integrati di trattamento penitenziario (con L.M Culla, Giuffré, 2005,); La narrazione nel lavoro di gruppo. Strumenti per l'intervento psicosociale (con B. Dighera, Gallizioli, Carocci , 2005); La testimonianza, problemi, metodi e strumenti nella valutazione dei testimoni (con Scali M., Caso L., Il Mulino, 2005);. Promuovere la responsabilità. (con Bacchini D., Boda G., Franco Angeli, 2004); L'analisi dell'azione deviante (con P. Patrizi, E. De Gregorio, Il Mulino, 2004); Psicologia della devianza (con P. Patrizi, Carocci, 2002); Psicologia giuridica (con De Leo, Il Mulino 2002).

È scomparso il 31 dicembre 2006.
 
Intervento di Fulvio Scaparro (Psicologo, psicoterapeuta)
Partendo dalla riflessione sul termine 'fertilità', riferirò brevemente quanto ho appreso da bambini e ragazzi:
1) sulle caratteristiche di una buona famiglia e sullo scarto tra famiglia sognata e famiglia reale;
2) su chi considerano 'genitore' (titolo che, di solito, attribuiscono a chi se lo è conquistato 'sul campo');
3) sul loro bisogno di famiglia e sulle conseguenze della mancanza o della carenza di sostegno familiare.

Fulvio Scaparro ha insegnato, fino al 1998, Psicopedagogia nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano. È stato anche docente di Psicologia dell'adolescenza e della devianza nelle Scuole di Specializzazione in Psicologia Clinica e dei Cicli di Vita nell'Università degli Studi di Milano e di Psicologia dell'età evolutiva nelle Scuole di Specializzazione in Neuropsichiatria Infantile e in Criminologia Clinica.
Giudice onorario fino al 1992 del Tribunale per i Minorenni e componente privato della Corte d'Appello del Tribunale di Milano, Sezione Minori e Famiglia, è membro fondatore (1976) dell'Associazione Italiana di Psicologia Giuridica.
Ha fondato a Milano l'Associazione GeA-Genitori Ancòra (http://www.associazionegea.it/) a sostegno dei bambini e dei genitori separati per diffondere una corretta informazione sui temi della separazione e del divorzio e formare personale specializzato nella mediazione familiare nei casi di gravi conflitti tra genitori. L'Associazione, di cui è attualmente Direttore Scientifico, ha proposto e realizzato per il Comune di Milano il primo servizio pubblico italiano di mediazione familiare per la prevenzione dell'abuso all'infanzia conseguente a una separazione mal gestita tra genitori.
Collabora attivamente con la Presidenza del FAI, Fondo Ambiente Italiano.
Le sue ultime pubblicazioni sono:
Il coraggio di mediare. Contesti, teorie e pratiche di soluzioni alternative delle controversie , Milano, Guerini Editore e Associati, 2001
Vecchi Leoni e la loro irresistibile alleanza con i giovani, Milano, Rizzoli, 2003
La voglia di sorridere contro la boria, la presunzione e altre fastidiose complicazioni della vita, Milano, Frassinelli, 2003 La bella stagione, dieci lezioni sull'infanzia e sull'adolescenza, Milano, Vita e Pensiero, 2003.
Marcello Bernardi, La vita segreta del bambino. Gli ultimi appunti di un grande pediatra raccolti da Fulvio Scaparro, Milano, Salani, 2004
 
Intervento di Patrizia Patrizi (Università di Sassari)
Il tema della sessione verrà affrontato secondo uno sguardo di Psicologia Giuridica.
La questione dell'omogenitorialità, infatti, può essere considerata di interesse di tale disciplina, con una specifica pertinenza nell'ambito della Psicologia legale e della Psicologia giuridica finalizzata alla tutela dei minori.
La prima applica i metodi e gli strumenti psicologici allo studio del comportamento dell'individuo in rapporto alle norme e coordina le nozioni di psicologia esistenti all'interno dei codici per contribuire al miglioramento delle leggi, attraverso l'analisi delle categorie giuridiche a rilevanza psicologica. Fra gli esempi più apertamente riconducibili al tema di cui ci stiamo occupando: le dimensioni psicologiche del diritto alla salute, della legge sulle pari opportunità, della legge sulla fecondazione medicalmente assistita, delle proposte di legge sui patti di solidarietà (Pacs) per coppie conviventi, con una relazione affettiva, siano esse eterosessuali o omosessuali. La seconda studia e valuta le condizioni/situazioni problematiche e a rischio in età evolutiva in ambito civile (separazione, affido, abbandono, adozione, audizione, gravidanza, consenso al matrimonio, in riferimento al benessere e alle capacità dei minori) e in ambito penale (maltrattamento e abuso, capacità e attendibilità della testimonianza, capacità di prestare il consenso); l'azione della psicologia giuridica in questo campo non si limita alle più note attività peritali e consulenziali, essa si esplica anche, e in maniera consistente, attraverso lo studio e la ricerca di modelli operativi e interpretativi capaci di interconnettere le specificità delle diverse situazioni alla complessità dei rapporti persona - norma - società. In questa prospettiva, verranno esaminati il tema dell'omogenitorialità ed alcuni dei suoi principali nodi problematici. Parlare di famiglie omogenitoriali implica, preliminarmente, ragionare intorno alle trasformazioni della famiglia e alle diverse forme che essa può assumere, con la presenza di molteplici modelli di famiglia e di genitorialità. In questa ottica, il modello della famiglia omogenitoriale è uno dei tanti possibili.
Le famiglie separate e quelle ricostituite, che già da qualche decennio interessano il dibattito scientifico, stanno progressivamente perdendo centralità di problematica, anche a livello di senso comune, a fronte di nuove emergenti espressioni di famiglia e genitorialità (le coppie miste con genitori di diversa etnia sono solo uno degli esempi possibili).
Le "nuove" famiglie, espressione della complessità sociale che le genera, pongono una serie di questioni che, prima di essere affrontate all'interno delle loro specificità, impongono di interrogarsi sul modo con cui tali specificità incontrano tradizioni culturali non sempre in grado di integrare il mutamento sociale in forme non difensive (oppositive).
È su questo piano che la coppia omosessuale, la famiglia omogenitoriale, i figli che crescono al suo interno incontrano le principali condizioni generatrici di possibile rischio psico-sociale. A un altro livello, è necessario considerare il rapporto fra una genitorialità di fatto e l'assenza di regolamentazione del sistema di diritti/doveri all'interno della coppia e nei confronti dei figli, con evidenti possibili conseguenze sulla tutela del minore, in aperto contrasto con fonti normative sia nazionali che sovra-nazionali.
La nostra Costituzione contiene importanti direttive in tal senso: affermando la dignità della persona, la tutela dei suoi diritti inviolabili, la rimozione di ogni forma di ostacolo al suo pieno sviluppo, la protezione della famiglia e dell'infanzia/gioventù: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. / Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (art. 2)
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana [...] (art. 3)
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi [...] Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo (art. 31).
Con specifico riguardo al tema oggetto del Convegno, il Parlamento Europeo è intervenuto più volte chiedendo agli Stati membri di legiferare in materia antidiscriminatoria. Già con la Risoluzione del Parlamento europeo dell'8 febbraio 1994 "sulla parità di diritti per gli omosessuali nella Comunità" si esprimeva la necessità che venissero adottate norme antidiscriminatorie in vari ambiti dalle legislazioni nazionali, tenendo conto anche della discriminazione antiomosessuale.
La stessa Assemblea nel 2000 ha approvato, con la maggioranza del 77%, una nuova raccomandazione (n. 1474), invitando tutti gli Stati membri ad introdurre una completa legislazione antidiscriminatoria (oltre che a riconoscere la parità di diritti per le coppie omosessuali e ad includere un divieto esplicito di discriminazioni basate sull'orientamento sessuale nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali).
Molti Paesi democratici hanno già aderito a tale sollecitazione e di pari passo, oltre all'inserimento di leggi antidiscriminatorie in tema di orientamento sessuale, è stato legiferato anche per il riconoscimento di pari dignità delle coppie omosessuali, in diverse forme e con diverse ricadute. In vari Stati la legislazione ha preceduto le stesse raccomandazioni europee.
Il punto sul quale appare opportuno riflettere non riguarda soltanto, né prevalentemente, il riconoscimento di coppie omosessuali di fatto in rapporto a diritti (in materia economica, fiscale, patrimoniale ecc.) sia pure rilevanti sotto il profilo del benessere sociale. Tale riconoscimento, infatti, contempla anche i doveri dei membri della coppia e, nello specifico di nostro interesse, i doveri/diritti nei confronti dei minori che crescono in seno alla famiglia omosessuale.

Patrizia Patrizi è professore associato di Psicologia sociale presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Sassari, dove insegna anche Psicologia dei processi comunicativi e Psicologia del lavoro e della formazione. È delegata del Rettore per i rapporti con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e con il Dipartimento per la Giustizia Minorile, relativamente agli accordi siglati con tali Istituzioni per la formazione universitaria delle persone detenute nei penitenziari del Nord Sardegna, nonché per iniziative di ricerca ed alta formazione.
È componente del Comitato Pari Opportunità dell'Ateneo. È stata esperto presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma (1983-1992) e consulente nazionale della Giustizia Minorile (1992-1997). È membro del Consiglio dei docenti, e responsabile di area disciplinare per la psicologia giuridica, del Master di I livello in "Criminologia e difesa sociale" dell'Università degli studi di Siena e del Comitato scientifico del Master di II livello in "Psicologia investigativa, giudiziaria e penitenziaria" dell'Università degli studi di Cassino. È membro del CIRMPA - Centro Interuniversitario per la ricerca su genesi e sviluppo delle motivazioni prosociali e antisociali dell'Università "La Sapienza" di Roma. È responsabile scientifico della prima ricerca della Regione Sardegna (fra le prime in Italia) sul fenomeno dell'abuso e del maltrattamento all'infanzia/adolescenza.
È autrice di numerose pubblicazioni. Si segnalano: La spiegazione del crimine (con G. De Leo, Il Mulino, 1992 e 1999); Psicologia giuridica penale (Giuffrè, 1996); Trattare con adolescenti devianti (con G. De Leo, Carocci, 1999); Strategie della formazione (con M.S. Di Tullio, B. Del Vecchio, Carocci, 2003); Psicologia giuridica (con G. De Leo, Il Mulino, 2002); Psicologia della devianza (con G. De Leo, Carocci, 2002); L'analisi dell'azione deviante (con G. De Leo, E. De Gregorio, Il Mulino, 2004); Professionalità competenti (Carocci, 2005); Lo psicologo criminologo (con G. De Leo, Giuffrè, 2006).
 
Intervento di Tommaso Giocondo (U.S.S.M. Brescia)
Sulla base del programma della prima giornata del convegno e degli altri relatori, il cui contributo non potrà prescindere dalle rispettive competenze ed esperienze professionali in rapporto al tema delle famiglie omogenitoriali, ho cercato di seguire lo stesso criterio anche per il mio contributo.
Poiché non mi risulta che siano stati fatti specifici studi riguardanti le possibili relazioni tra l'essere figli di uno o di entrambi i genitori omosessuali rispetto all'assunzione di comportamenti trasgressivi e/o devianti, privilegerò considerazioni e valutazioni derivanti soprattutto dal mio lavoro come operatore sociale della giustizia minorile.
Ritengo che un contributo di questo tipo sia in linea con le finalità del percorso che, per la prima volta, tenta di affrontare un tema delicato e di forte impatto sull'opinione pubblica, rimasto finora ai margini del dibattito delle scienze piso-socio-giudiriche, tornando d'attualità solo per suscitare polemiche pre-politiche su quale sia la "famiglia" intesa quasi come un'entità ideale da tutelare a livello sociale.
Le tematiche adolescenziali oggetto del lavoro che svolgo a favore di minori autori di reato richiedono, a mio parere, un approccio multi-disciplinare e non risposte univoche e rigide perché riguardano problemi complessi che non possono prescindere dai rapporti da instaurare con i genitori e con le altre figure adulte di riferimento.
Nel corso degli anni ho avuto modo di entrare in contatto con alcune centinaia di nuclei familiari più o meno problematici, e non mi è capitato di incontrare genitori dichiaratamente omosessuali; solo in alcuni casi ho avuto la percezione che uno dei genitori lo fosse.
Se l'intento del convegno è quello di evidenziare che i pregiudizi sulle capacità genitoriali di coppie omosessuali sono infondati, penso che il mio contributo possa dire qualcosa rispetto non solo in rapporto alla maternità/paternità naturale, ma anche e soprattutto rispetto alla possibilità di consentire a persone non eterosessuali di adottare bambini.
Sul tema relativa al rapporto tra omogenitorialità sono stati già pubblicati alcuni testi interessanti, tra i quali:
"Mamme e papà omosessuali" di Bonaccorso - Editori Riuniti 1994
"La gaia famiglia. Omogenitorialità: il dibattito e la ricerca" di Bottino e Danna - Asterios 2005
"Genitorialità a rischio. Ruoli, contesti e relazioni" di Salerno e Di Vita - F. Angeli 2004

Da questi emerge chiaramente che non sono state rilevate differenze sul piano dello sviluppo psico-affettivo tra figli di coppie e/o singoli eterosessuali e quelli di coppie e/o singoli omosessuali.
La famiglia tradizionale, così come si è andata caratterizzando nel corso degli ultimi anni, è diventata sempre più il "teatro di guerra" per eccellenza dello scontro intergenerazionale, con conseguenti fallimenti sul fronte educativo.
Questo fenomeno è sostanzialmente dovuto a due elementi:
1°- in adolescenza le tensioni emotive si scaricano in larga misura nel rapporto genitori - figli;
2°- la famiglia mononuclerare attuale non sembra in grado di accompagnare adeguatamente i giovani nella loro crescita.
Se il compito fondamentale dei genitori, in questo contesto socio-culturale è diventato quello di offrire un ambiente adeguato sia sotto il profilo affettivo che relazionale ai figli, inteso come lo spazio nel quale i ragazzi possano soddisfare i loro bisogni evolutivi, allora è da questo che bisogna partire per comprendere se la omosessualità di uno o di entrambi i genitori possa essere considerata un fattore di rischio.
A mio parere un ambiente che faciliti la crescita di un bambino dovrebbe rispondere sostanzialmente a tre tipi di bisogni:
a - il bisogno di ascolto;
b - il bisogno di controllo;
c - il bisogno di identificazione.
Rispetto al primo bisogno il buon senso e la buona volontà spesso non bastano, perché la capacità di "ascolto" non è una qualità innata e non si apprende neanche con facilità, specie in una realtà come quella attuale dove prevale la cultura della prestazione e del primato della azione sul pensiero e sulla riflessione.
L'ascolto è una funzione psicologica (così se ne parla nell'ambito del pensiero psicoanalitico), un atteggiamento personale preoccupato non di prendere decisioni, di dettare prescrizioni e giudizi ma che consente di lasciare spazio all'altro, favorendo relazioni ed esperienze, dove le idee confuse possono essere chiarite senza essere schiacciate.
Il primo requisito di un buon "ascoltatore" deriva dalla rinuncia alla presunzione di sapere già cosa viene detto dall'interlocutore, per non correre il rischio di ascoltare solo ciò che ci si aspetta.
Il secondo requisito è quello di astenersi dalle risposte contenenti giudizi frettolosi, consigli non richiesti, interventi generosi quanto ciechi ed impulsivi.
Il terzo requisito consiste nel saper accettare il fatto di non capire subito il senso di ciò che si ascolta, restando nel contempo fiduciosi che il tempo e la pazienza faciliteranno la comprensione.
Per quanto riguarda il controllo Winnicot ha affermato che "è necessario che gli adulti installino robuste serrature affinché i giovani possano esercitarsi e forzarle per crescere", ciò vuol dire che un altro compito fondamentale di tutti i genitori è determinare delle regole poiché coloro che crescono non ne hanno di proprie.
Controllo è una parola dura, che non va confusa con repressione o punizione, anche se nessuna figura educativa che si rispetti può pensare di evitare di "sporcarsi le mani" con questo aspetto intrinseco al concetto stesso di crescita.
Infine il processo di identificazione che caratterizza lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti è un aspetto fondamentale per la costruzione dell'identità personale e sessuale, per disegnare i confini e la forma della propria personalità.
Il canale della identificazione non trasporta solo modelli di identità, sistemi di valori, opinioni, ma anche modelli di relazione ed un lessico emozionale; insegna a pensare e a guardare il mondo da diverse angolature, a venire a contatto con le emozioni, proprie ed altrui, e a non temere di sentirle e manifestarle.
Forse è proprio questo l'aspetto che andrebbe maggiormente approfondito quando si tratta di omogenitorialità perché se i figli di genitori omosessuali non sono sostanzialmente diversi da quelli nati in famiglie "normali" allora anche il pregiudizio che le tendenze sessuali dei genitori possano condizionare le scelte dei figli è da ritenersi infondato.
Le ricerche fatte in particolare negli Stati Uniti su gruppi di bambini con genitori gay o lesbiche confermano che anche sul fronte dell'identità di genere questi bambini non mostrano alcuna confusione di ruolo né, tanto meno, evidenziano atteggiamenti diversi nell'ambito del gioco, del modo di vestirsi o nelle preferenze rispetto alla scelta degli amici.
È più probabile che a condizionare negativamente la crescita e lo sviluppo psico-affettivo di un figlio siano i comportamenti sessuali "disordinati" da parte di uno o di entrambi i genitori più che una specifica tendenza sessuale; questa mia affermazione è frutto della esperienza professionale nel corso della quale mi è capitato di confrontarmi con situazioni familiari di questo tipo. I processi evolutivi che avvengono in contesti di questo tipo risultano ad alto rischio sotto il profilo comportamentale in particolare durante l'adolescenza, periodo durante il quale la mancanza di figure adulte affidabili e significative è certamente una variabile negativa.
Questo vuol dire che per essere genitori in grado di garantire ad un figlio un ambiente nel quale siano presenti fattori idonei a consentire l'instaurarsi di relazioni personali positive sotto il profilo della affettività, della capacità di ascolto ma anche del controllo e della identificazione (da non confondere con l'identità) non si deve essere per forza "eterosessuali".
La tendenza sessuale è sicuramente una dimensione importante per ogni individuo ma non ha nulla a che fare con le capacità "genitoriali" di coloro che, a vario titolo, a seguito di matrimoni o convivenze, da soli o da divorziati, in modo naturale o con l'adozione, diventano genitori.
Questa considerazione sollecita non solo gli esperti di studi psico-sociali e quelli del diritto familiare ma anche la classe politica e la società civile in generale, a riflettere sul tema della omogenitorialità accantonando i pregiudizi di tipo ideologico, religioso o culturale.
 
Intervento dell'Avv. Stefania Santilli (Foro di Milano)
Il nostro ordinamento ignora il tema dell'omogenitorialità e nega riconoscimento e tutela alle convivenze etero- ed omosessuali. L'emarginazione legislativa delle unioni di fatto si scontra con l'esigenza, più volte enunciata in sede comunitaria ed internazionale di eliminare ogni forma di disuguaglianza fondata sull'orientamento sessuale.
A livello internazionale, l'interesse per le "nuove" convivenze ha dato origine a soluzioni tra loro molto differenziate in Paesi che pur presentano una comune tradizione giuridica .
L'intervento, partendo dai principi di human rights law passerà ad illustrerà le scelte di altri Stati circa il riconoscimento dell'omogenitorialità e l'accesso a tecniche di fecondazione, nonché iniziative di autoregolamentazione delle relazioni familiari (living togheter agreement e co-parenting agreement).

Stefania Santilli, avvocato del Foro di Milano, assiste da tempo varie Associazioni impegnate nella lotta contro le diverse forme di discriminazione. Dal 2001 collabora con il CIG - Centro di Iniziativa Gay - Arcigay Milano. È intervenuta all'incontro "La Nuova Famiglia - presentazione alle proposte di legge per i nuovi modelli di unione civile" tenutosi in Milano nel giugno 2003, nell'ambito della campagna UNPACSAVANTI. È stata ospite nel programma televisivo Self Help trasmesso dall'emittente Gay TV, rispondendo ai quesiti sottoposti dagli spettatori e dalla redazione. Ha partecipato all'incontro "La Nuova Famiglia - presentazione delle proposte di legge per i nuovi modelli di unione civile" tenutosi in Milano nel giugno 2003. Dal 2006 fa parte del Gruppo Psico-Socio-Giuridico di Famiglie Arcobaleno
 
Intervento di Giuseppina La Delfa (Presidente "Famiglie Arcobaleno")
Mi propongo di presentare l'Associazione Famiglie Arcobaleno: come e perché è nata e come si è sviluppata in un anno e mezzo, dalla data della sua creazione.
Chi sono i soci e perché sentono la necessità di stare insieme.
Sulla base dei dati in nostro possesso dirò chi sono i membri di Famiglie Arcobaleno e cioè dove viviamo in Italia, quante siamo e come sono composte le nostre famiglie.
Infine grazie ad un'autoindagine fatta quest'ultime settimane alla quale hanno risposto 40 famiglie, dirò anche come viviamo la nostra diversità, quali sono i problemi che sentiamo più urgenti e quali sono le nostre aspettative.
In particolare, vedremo come famiglie arcobaleno accoglie due grandi tipologie di famiglie omogenitoriali, quelle che si sono costituite nell'ambito omosessuale, quelle invece che si sono costituite in ambito eterosessuale.
Le prime sono una realtà più recente ma sono in forte crescita; vediamo tra l'altro che ogni anno aumentano i figli nati in queste famiglie. Le seconde hanno al loro interno figli più grandi, spesso adolescenti e pre-adolescenti. Vedremo come questi due gruppi vivono problematiche molto diverse che richiedono risposte molto diverse.
In particolare, se il primo gruppo vive sostanzialmente bene la quotidianità ed anche il confronto col mondo esterno (vedremo come e perché) non si sente per niente tutelato in caso di eventuali drammi come la morte prematura dell'unico genitore legale e la separazione della coppia genitoriale.
Il secondo gruppo invece è quello più colpito nel quotidiano familiare poiché i genitori omosessuali e i loro figli devono convivere con due grossi nodi: la separazione dal genitore eterosessuale e la convivenza con l'omosessualità spesso vissuta in clandestinità.
Questi due nodi creano molti disagi e sofferenze la cui fonte essenziale è lo stigma sociale nei confronti dell'omosessualità in generale.

Giuseppina La Delfa è nata nel Nord della Francia nel 1963 da una famiglia siciliana emigrata. Laureata in lingua e letteratura italiana. Nel 1990 si trasferisce in Italia e da allora insegna lingua francese all'Università di Salerno. Ha perseguito gli studi in letterature comparate e didattica delle lingue straniere. In Italia ha cominciato a frequentare gruppi lesbici, in particolare la lista lesbica italiana di cui è una delle sei owners. Nel 2000 si pacsa con la sua compagna al Consolato di Francia a Napoli. Nel 2003 mette al mondo Lisa Marie e due anni dopo, con un gruppo di genitori omosessuali, crea l'associazione Famiglie Arcobaleno di cui è l'attuale presidente.
 
Intervento di Bruno Belletti (Preside ITCG Geometri "Argentia" Gorgonzola)
Non riesco a percepire la questione dell'omogenitorialità e dell'inserimento sociale e scolastico dei figli che crescono in famiglie omogenitoriali come un problema che debba essere considerato e analizzato in termini di eccezionalità e di atipicità. Cerco di spiegarmi meglio: se penso ad una scuola effettivamente inclusiva, in cui effettivamente "no child left behind", non posso non pensare alla scuola come al luogo dell'accoglienza, dell'apertura e della solidarietà, in cui quotidianamente si vive e si sperimenta, non senza contraddizioni e difficoltà di vario genere, la differenza delle identità e il tentativo costante di "fare scuola insieme", nonostante e in virtù di queste differenze.
So benissimo, e lo verifico costantemente, che le aspettative sociali rispetto ad un concetto standardizzato di "normalità" impongono, nelle più diverse sfere e dimensioni della persona, comportamenti che si uniformano in modo spesso acritico a "modelli" di pensiero (quando c'è) e di comportamento non autenticamente sentiti e percepiti. Mascherare la propria identità si configura sovente, e non solo tra i banchi di scuola, come un espediente ritenuto necessario per non incorrere nella disapprovazione sociale e nel baratro della solitudine, dell'emarginazione e dell'incomunicabilità.
Qui però vorrei proporre alcune distinzioni per non correre il rischio di intervenire in modo fuorviante. Noi non dobbiamo discutere in questa sede della "diversità" delle coppie ma della "normalità" dei figli. O per meglio dire: per garantire all'interno dell'istituzione scolastica il pieno diritto di appartenenza alla comunità scolastica e pari opportunità di inserimento e di riconoscimento ai figli di coppie omogenitoriali.
Sarei tentato di dire che il problema non dovrebbe essere oggetto di tematizzazione o di esplicitazione all'interno del contesto scolastico, a meno che non sia avvertita una particolare necessità derivante da particolari situazioni di potenziale emarginazione, poiché non si vede quale motivo specifico debba esserci per differenziare - a priori e sia pur con le migliori finalità - la condizione di questi figli rispetto a quelli delle coppie eterosessuali. Comunque la si veda, nulla potrà mai togliere ai figli di coppie genitoriali lo status e il valore di persona che connota lo studente.
Certamente il quadro non è idilliaco, se pensiamo ad esempio ad uno scenario di scuola superiore in cui il rischio del bullismo è sempre incombente e in cui può verificarsi che la percezione dell'omosessualità dei genitori venga automaticamente estesa ai figli, secondo modalità aggressive e umilianti.
Il problema di fondo credo sia quello di definire che tipo di interventi di "prevenzione", di "monitoraggio" e di tipo mirato possano essere elaborati nei diversi ordini di scuola per cercare di garantire la migliore accoglienza ai figli delle coppie omogenitoriali.
Fin dall'atto dell'iscrizione a scuola, sarebbe importante richiedere la descrizione del nucleo familiare anche a prescindere dalle "normali" impostazioni burocratiche, indicando la composizione della famiglia secondo una libera dichiarazione dei genitori. La comunicazione al consiglio di classe, se ritenuta necessaria dalla famiglia, dovrebbe filtrata dal dirigente scolastico nel rispetto sia delle norme sulla privacy che delle esigenze di comunicazione e di "trasparenza" richieste eventualmente dalla famiglia. La modalità di coinvolgimento di tutti i Docenti deve essere attentamente e congiuntamente valutata dalla scuola e dalla famiglia, così come dovrà essere vagliata l'opportunità di un coinvolgimento dell'intera classe, attesa l'inevitabilità che simili situazioni, prima o poi, diventino di dominio pubblico. Vorrei anche dire, nel contempo, che proprio in questa situazione è necessario non enfatizzare i termini della questione e connotare gli interventi secondo uno stile comunicativo di sobrietà e di naturalezza - avulso da schemi di procedura quasi che si debba attivare un intervento di "igiene" e di "profilassi" - che chiuda il varco a possibili, sottese valutazioni di carattere personale e morale.
Mantenersi sempre sul piano fenomenologico e non già "ermeneutico" credo sia fondamentale perché, ancora una volta, va ribadito il concetto che ai figli di famiglie omogenitoriali spetta la pienezza dei diritti e dei doveri di studenti e di cittadini, indipendentemente dalle nostre diverse o divergenti concezioni della vita e del mondo.

Bruno Belletti è dirigente scolastico,ha svolto attività di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia dell'Università Cattolica . Attualmente si occupa anche di formazione post-diploma e degli adulti .Docente in corsi di perfezionamento e di specializzazione,è stato direttore di diversi corsi di formazione e di aggiornamento per docenti. Le sue pubblicazioni vertono sulla filosofia tardo-antica e contemporanea e su questioni di carattere metodologico e didattico attinenti alla scuola secondaria superiore. Ha esperienze di assessore comunale all'istruzione, alla cultura e ai servizi alla persona e fa parte di consulte e del consiglio direttivo di una scuola superiore di formazione.
 
Intervento di Paola Dall'Orto (Presidente AGEDO)
Vorrei per prima cosa presentare l'A.GE.D.O. (Associazione di GEnitori e amici Di Omosessuali) che attualmente conta 21 sedi in Italia più una a Lugano.
Nata nei primi anni '90, ha fatto i primi passi in un mondo totalmente nuovo per noi genitori, ed è cresciuta spesso sola, a volte volutamente per essere riconosciuta come realtà trasversale a tutti i movimenti GLBT.
All'inizio abbiamo creato un servizio che permettesse ai genitori di giovani omosessuali di contattarci, anche anonimamente, per fornire loro l'appoggio e l'aiuto che noi stessi non avevamo ricevuto e che ritenevamo fosse molto importante per un superamento sereno del grave malessere che, in ogni famiglia, subentra all'atto dello "svelamento" della propria omosessualità da parte del figlio o della figlia.
In realtà però, più che dai genitori, chiusi nella loro vergogna e convinti che i "panni sporchi" (di cosa, non si sa ancora bene) vadano lavati in casa propria, (anzi, il silenzio deve gravare in modo totale sia all'interno della famiglia che fuori), veniamo contattati dai figli e dalle figlie che ci chiedono di fare da elemento rasserenante e di avvicinamento alla propria famiglia, riconoscendosi incapaci o impossibilitati a farlo da soli, visto che l'argomento è ancora tabù.
Fra i nostri principali obiettivi c'è anche quello di sviluppare, sia in Italia che attraverso un progetto europeo, una rete di interventi e di protezione che permetta ai nostri figli, soprattutto in fase adolescenziale, di non dover più essere soggetti alle discriminazioni a cui la nostra società e molte nostre istituzioni, in Italia in particolare, ancora ora li condannano. Vogliamo che possano sviluppare la loro identità serenamente, armoniosamente e in totale sicurezza.
Ma venendo al nostro interessantissimo ed attualissimo argomento, quando ho ricevuto l'invito, inizialmente pensai che, come spesso avviene, fossimo stati scambiati con i genitori omosessuali e mi stavo defilando dalla partecipazione a questo Convegno, ma ho poi accettato volentieri quando mi è stato fatto notare che "noi siamo i nonni", che noi rappresentiamo la famiglia d'origine.
Nei primi anni di attività dell'Agedo, la realtà della genitorialità omosessuale era ancora sommersa, ed appariva solo il rammarico da parte dei genitori di figlie/i unici, di non potere un giorno diventare nonni, perpetuando lo stereotipo che una persona omosessuale non possa proprio procreare. Nello stesso tempo, anche da parte dei figli, c'era il dolore di non potere diventare genitori.
Solo ora possiamo notare un certo fermento, visto che si possono utilizzare nuove tecniche procreative e che è molto più ampia la disponibilità ad essere visibili: siamo dunque trascinati nel vortice della modernità, delle nuove infinite possibilità applicabili ad ogni settore dell'umano.
La nostra ottica, derivata da un antico perbenismo e da "leggi" inderogabili che ci indicavano le modalità del vivere, ha iniziato a vacillare, trascinandoci emotivamente, quasi attoniti. I nostri figli non aspettano più la nostra benedizione, ma progrediscono attivamente nel realizzare ciò che, per ancora molti di noi, è frutto di scelte sbagliate, "innaturali", dettate da egoismo o da incoscienza.
Siamo ancora lontani molti anni luce dal sapere riconoscere ai nostri figli/e, senza soffrirne, la libertà di potere essere se stessi, con proprie scelte di vita derivate da specifici orientamenti sessuali, perché ancora è forte la tradizione di ben determinati e rigidi modelli di vita.
È finalmente ora che anche noi genitori, non solo quelli di vecchia leva, iniziamo ad aprire la mente ed il cuore a nuovi orizzonti, anche se problematici, come problematica è ogni novità o innovazione.
Ho incontrato sovente genitori omosessuali, ancora vittime di un contesto rigido e moralista: la donna è spesso costretta a non denunciare il proprio orientamento per timore di perdere il figlio/a, a non chiedere, se sposata, il divorzio per il timore di non potere più accudire i figli che in genere vengono affidati ai nonni.
Questi nonni non sempre possono essere educatori sereni, per più ragioni: perché ancora vittime del perbenismo (qui mi vengono in mente le ragazze madri) e perché in questa società l'omosessualità è vista ancora come perversione e immoralità. Quindi le "colpe" sono doppie se la madre non è sposata.
Una bella soluzione l' ho conosciuta a Bruxelles, dove una coppia di donne ha scelto un appartamento accanto ad una coppia di uomini di cui uno era il padre di una bimba concepita insieme: la piccola ha potuto così godere di due padri e di due madri! Come si sia poi evoluta la situazione, non lo so.
Da parte mia penso che, come sempre, il centro dell'attenzione deve essere la/il bambino: certo si dovranno fare i conti poi con l'ostracismo sociale, specie in Italia.
È una situazione simile a quella dell'adozione, caso in cui però la legge tutela sia i genitori che i figli e la società addirittura è favorevole e positiva nei loro confronti: qui non esiste nessuna legislazione valida nei loro confronti e nei confronti dei loro genitori.
In una situazione di bullismo scolastico questi nostri nipoti saranno sicuramente oggetti di mira: ecco perché è indispensabile da parte di noi tutti difenderli con determinazione, e non solo a livello politico e istituzionale, con la creazione di protezione sociale, ma anche con lo scudo dell'amore, della sicurezza, dell'autostima.
Ora ben venga il nostro appoggio a questa realtà che ci vede coinvolti come genitori e come nonni: spero che almeno uno dei motivi di pianto di alcuni di noi possa essere accantonato!
Questo argomento, come dicevo, è stato da noi affrontato solo da poco tempo, non essendone capitata l'occasione, ma ora, poiché è anche possibile acquisire nipoti come figli del/della compagna dei nostri figli/e, è il caso di farcene carico senza crearci problemi: credo che noi nonni dobbiamo solo affiancare con la comprensione e l'affetto queste"nuove" famiglie ( perché di questo si tratta): è una nuova tipologia di famiglia, qualunque argomento si possa lanciare contro la famiglia non tradizionale, che è ormai limitata nella sua espressione.
Sono percorsi difficili, dove la vita, l'amore, la genitorialità si trovano esposte a infinite dinamiche ancora non controllabili. Ma di fronte ad una nascita fortemente desiderata - infatti mai un bimbo o una bimba sono così fortemente voluti e desiderati quanto in una coppia dello stesso sesso - queste non possono e non devono divenire ostacoli all'accoglimento da parte di noi nonni, anche se un po' spaventati dalla particolarità del suo arrivo.

Noi nonni dovremo ancora una volta essere nonni "normali" per continuare ad esercitare la nostra "nonnità" nel modo tradizionale, aiutare i figli nell'accudire i nipotini, dar loro le pappe, cantare le ninne nanne per rasserenarli e far loro prendere sonno, portarli ai giardini, accompagnarli a scuola, cercando di dare loro tanta sicurezza e serenità, come ho cercato di fare io, nonna di 4 nipoti.
 
Intervento di Rita De Sanctis (Collaboratrice AGEDO)
Il mondo dell'omogenitorialità in Italia e credo in Europa è un mondo che si sta facendo strada molto faticosamente.
Manca non solo una letteratura sul problema ma manca anche la considerazione fondamentale sul concetto "famiglia" deviato da sempre da una interpretazione religiosa.
Bisogna riportare questo termine (se si vuole veramente risolvere il problema) al suo intrinseco valore di solidarietà e di amore.

Rita De Santis laureata in Filosofia Morale discutendo una tesi su Aldo Capitini e la filosofia della non violenza. Scrive vari saggi di letteratura contemporanea su riviste internazionali e nazionali e si specializza sulle tematiche del secondo novecento con particolare riferimento alle questione epistemologiche. Nel sociale si impegna nella difesa dei diritti degli omosessuali attraverso l'associazione Agedo. Nel 1996 pubblica un libro di prossima ristampa dal titolo Il nuoro sulle problematiche famiglie che cambiano. Ha pubblicato anche diversi libri di poesie.
 
Intervento di Brett Shapiro (Scrittore, giornalista)
Brett Shapiro, writer and consultant for the United Nations, is a gay father.
He adopted his son, Zachary, as a single parent when Zachary was three days old. Mr Shapiro will discuss the legal and administrative dimensions of adopting a child as a gay parent, as well as the various social and psychological challenges that he and he now 18-year-old son (and several years later, Brett's companion and his companion's son) have faced as a visibly "non-traditional" family.

Brett Shapiro is an American writer and journalist. He was raised in Philadelphia and then spent 12 years living in New York, Paris and Jerusalem before moving to Rome in 1991 with his son, whom he adopted as a single parent when his son was three days old. He is the author of the best-selling L'Intruso, a memoir published in Italy (Feltrinelli) and subsequently a film and theatrical production. He collaborated with the conductor Robert Craft on a biography of Igor Stravinsky entitled Dearest Bubushkin, published in the UK (Thames and Hudson) and has also written two children's books, The Adventures of Bailey the Bag Dog, winner of Austria's National Book Award, and Bailey Strikes It Rich. His short stories have been published and performed in theatres in Rome, and his essays and articles have appeared in numerous magazines and newspapers in Italy and the US. Since moving to Rome, he is also a consultant with the United Nations and a regular guest professor at the Università di Siena.
 
Intervento dell'Avv. Michele Potè (Avvocato del Foro di Torino)
Il gruppo psico-socio-giuridico si è costituito presso l'associazione Famiglie Arcobaleno circa un anno fa. È composto da avvocati, psicologi ed assistenti sociali.
L'obiettivo principale del gruppo è quello di dare consulenza alle famiglie omogenitoriali o anche ad uno solo dei suoi componenti.
La consulenza giuridica può essere di vari tipi: può essere espressa con un parere orale o spesso con un parere on-line attraverso il sito dell'associazione; può consistere nell'assistenza durante una causa di separazione o divorzio o nella redazione di scritture private o contratti.
L'area di competenza del gruppo giuridico è prevalentemente quella del diritto di famiglia e, oltre che delle cause di separazione e divorzio, ci si occupa di cessazione delle convivenze di fatto con particolare riguardo alle conseguenze in tema di affidamento di minori, di regolamentazione dei rapporti patrimoniali ed economici tra coniugi e conviventi, di obbligo di mantenimento nei confronti dei figli e di diritto di visita degli stessi, di accertamento del rapporto di filiazione sia legittima che naturale (disconoscimento di paternità, riconoscimento del figlio naturale, dichiarazione giudiziale di paternità e maternità).
Per quanto riguarda in particolare della regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra conviventi, data l'assenza di una legislazione in materia nel nostro Paese, si è deciso di redigere una bozza di accordo di convivenza, che può essere utilizzata dalle coppie che sono interessate a dare un minimo di tutela giuridica al loro rapporto.
I casi che sono stati portati finora all'attenzione dell'associazione e del gruppo hanno riguardato in prevalenza situazioni di rottura della coppia omogenitoriale con la necessità di tutelare il genitore non biologico (co-mamma o co-padre), atteso che il nostro ordinamento non riconosce come esistente il rapporto di filiazione con questo genitore in caso di concepimento attraverso l'inseminazione artificiale. Il problema principale è quello di garantire una continuità affettiva tra il genitore non biologico e il minore magari attraverso un ricorso al Tribunale per i minorenni competente nel caso in cui la rottura della relazione tra i due genitori possa determinare, in caso di alta conflittualità, un pregiudizio per il minore stesso.
Altri casi importanti finora trattati hanno riguardato situazioni di separazione tra coniugi in cui uno dei coniugi aveva raggiunto coscienza della propria omosessualità e questa sua condizione veniva sfruttata dall'altro coniuge per ottenere l'affidamento esclusivo dei figli. È essenziale in questi casi la collaborazione tra avvocato e consulente di parte in materia psicologica per portare all'attenzione del Giudice incaricato di valutare il caso che l'omosessualità non può essere considerata una condizione tale da negare l'affidamento dei figli minori, anche alla luce della recente legislazione sull'affido condiviso.

Laureato in Giurisprudenza. Iscritto all'Ordine degli Avvocati di Torino. Socio ordinario dello Studio Legale Fontanazza Avvocati Associati in Torino via Vittorio Amedeo II n. 13. Specializzato in diritto di famiglia, comprese le tematiche penali ad esso connesse (maltrattamenti in famiglia, abusi, etc). Membro della sezione territoriale per il Piemonte dell'Osservatorio Nazionale sul diritto di famiglia. Dal 2006 fa parte del Gruppo Psico-Socio-Giuridico di Famiglie Arcobaleno.
 
Intervento di Paolo Rigliano (Psichiatra, Psicoterapeuta)
Il contributo mira a interrogarsi sulla realtà complessiva e specifica delle coppie e delle famiglie gay e lesbiche: intende affrontare alcune delle questioni che tali realtà sollevano e che troppo spesso non trovano un posto nella riflessione che diversi autori stanno conducendo, così come diverse singole persone gay e lesbiche. Qual è il fondamento di questi rapporti? Quali gli obiettivi? Quali sono i diritti e i doveri che ne discendono? Quale posizione prendere in ordine alla giuridicizzazione? Quali strutture antropologiche sono in gioco e dunque, propriamente, cosa accade - e cosa sta accadendo - con l'avvento di questa rivoluzione antropologica?
La riflessione affronta anche alcune delle questioni sollevate dalla filialità: la ricerca delle origini, la istituzione del legame amoroso come fondamento di una nuova struttura relazionale e sociale familiare; la responsabilizzazione, il farsi carico di doveri, la costituzione di tempi lunghi della storia, l'affermazione di una differente presenza pubblica.
Mi interessa affrontare tutti i pregiudizi di differente origine, che tendono a ostacolare a ogni livello ( e in tutti i modi) la legittimità, la sanità, la positività, la creatività propria delle relazioni omosessuali. Particolare attenzione sarà posta sui pregiudizi propri del mondo cattolico: la sterilità strutturale e la negazione della generatività, l'incompletezza, la negazione della differenza sessuale, la non ottimalità, la rottura del legame generazionale, il narcisismo, la negazione dell'Altro, la precarietà del legame, la "mancata sessuazione" (Lacroix).

Paolo Rigliano è psichiatra e psicoterapeuta. Attualmente dirige un servizio psichiatrico territoriale dell'Azienda ospedaliera San Carlo Borromeo di Milano. È autore di diverse pubblicazioni tra le quali:
1988, Famiglia, schizofrenia, violenza. Un approccio sistemico e nonviolento al conflitto familiare, Nuova Italia Scientifica, Roma (con O. Siciliani).
1991, Eroina, dolore e cambiamento, Unicopli, Milano.
1993, Famiglia e tossicodipendenza. La sofferenza e il suo superamento, Città Nuova Ed., Roma.
1994, L'Aids e il suo dolore, Ed. Gruppo Abele, Torino.
2001, Amori senza scandalo. Cosa vuol dire essere lesbica e gay, Feltrinelli, Milano
2004, Piaceri drogati. Psicologia delle tossicodipendenze, Feltrinelli, Milano.
2004, Doppia diagnosi, Raffaello Cortina Ed., Milano.

Ha curato i seguenti volumi:
1995, Nonostante il proibizionismo. Riduzione dei danni e unità di strada: verso una strategia di assunzione dei rischi, Unicopli, Milano.
1998, Indipendenze. Alcol e cibo, farmaci e droghe, comportamenti di rischio e d'azzardo: le relazioni di dipendenza, Ed. Gruppo Abele, Torino.
1999, Il dolce morire. La relazione di aiuto al morente nelle cure palliative, Carocci, Roma (con A. De Santi e M. Gallucci).
2003, Tossicomania e sofferenza psichica, Franco Angeli, Milano (con L. Rancilio).
2006, Gay e lesbiche in psicoterapia, Raffaello Cortina Ed., Milano (con M Graglia).
 
Intervento di Sergio Lo Giudice (Presidente Nazionale Arcigay)
La questione della genitorialità omosessuale, che rappresenta ancora oggi un tabù in Italia, è nell'agenda del movimento Igbt italiano da più di vent'anni: il diritto ad adottare è nel programma approvato, nel 1985, dal II Congresso nazionale dell'ARCIGay. Il tema, tuttavia,spesso è stato accantonato a causa della forte opposizione riscontrata nella società e nelle forze politiche, così come in parte anche nello stesso movimento lgbt.
La prima proposta di legge a ventilare la possibilità d adozione anche per le coppie dello stesso sesso è quella sulla "Disciplina delle Unioni Civili"depositata da Nicki Vendola nel 1996, dove si legge: "Lo stato di unione civile non può essere motivo ostativo all'adozione o all'affidamento".
Nel 1998, a seguito dell'approvazione della legge sulle adozioni a gay e lesbiche in Olanda, si riaccende il dibattito anche in Italia. Si accende un dibattito su l'Unità: a Ferdinando Camon, che ne mette in rilievo le presunte implicazioni negative, Arcigay risponde precisando che "non si parla del diritto di gay e lesbiche ad adottare ma del diritto del bambino a ricevere un'accoglienza materialmente ed affettivamente adeguata ed un'opportunità di armonico e sereno sviluppo della propria personalità" e spostando il tema dalle adozioni alla "eliminazione di quelle cause che rendono problematico l'esercizio della propria genitorialità biologica alle persone omosessuali, per le quali la legge italiana non prevede alcun riconoscimento delle relazioni affettive".
Tuttavia le organizzazioni Igbt si sono trovate negli anni in serie difficoltà ad affrontare il tema perché ogni ragionamento sulle coppie dello stesso sesso è stato accompagnato da reazioni aggressive sul rischio di affidamento di bambini alle coppie gay e lesbiche. Due esempi:
1. Nel 2000 è la Lega Nord lancia una campagna antl-omosessuale tutta centrata sul no alle adozioni alle coppie gay. Umberto Bossi dichiara: "I poteri occulti hanno tentato di far passare in Europa, con l'appoggio dei comunisti e delle lobby gay, l'affidamento dei bambini in adozione alle coppie omosessuali. Guai, Europa! Giù le mani dai bambini, sporcaccioni". E ancora: "la gente non vuoI sentire parlare di nazisti che vogliono dare i bambini alle coppie omosessuali. I bambini hanno, invece, bisogno di una famiglia naturale e tradizionale".
2. Nell'aprile 2003 il Pontificio Consiglio per la Famiglia, presieduto dal Card. Alfonso Lopez Trujillo pubblica il volume "Lexicon - Termini ambigui e discussi su famiglia, vita e questioni etiche". AI capitolo "Diritti del bambino, violenza e sfruttamento sessuale", scritto da Dorotas Kornas- Biela si legge "La parte liberale tace in modo assoluto di fronte al fatto che l'abuso sessuale parta dall'educazione dei bambini nelle cosiddette famiglie composte da una coppia omosessuale. Un figlio adottato da una coppia omosessuale o una figlia adottata da una coppia di lesbiche diventa una fadle vittima dei loro bisogni sessuali, diretti verso un partner dello stesso sesso". La voce "Omosessualità e omofobia'" dove si sostiene che "l'omosessualità è contraria al vincolo sodale" e che ''l'omofobia è un argomento di malafede e un prodotto dell'ansietà della psicologia omosessuale" è stata redatta da Tony Anatrella, autorevole consulente del Vaticano, oggi inquisito in Francia per pedofilia. Nel 2003, il dibattito sulla legge 40 sulla procreazione medicaimente assistita è stata l'occasione per le assodazioni Igbt di rilanciare il tema della maternità lesbica. In un comunicato Arcigay del dicembre 2003 si legge: "Il divieto per le donne lesbiche sterili di ricorrere alle tecniche di fecondazione assistita non ha alcun fondamento se non nella volontà di subordinare una legge di tutela del diritto alla salute ad una concezione religiosa". Quel dibattito ha consentito di spostare l'attenzione dal piano puramente normativo delle adozioni a quello sociale della maternità lesbica. Infatti, rispetto alle adozioni gay (riferite peraltro dai media sempre agli omosessuali maschi) rimangono forti resistenze: secondo un sondaggio di Vanity Fair del 2004, il 21,7% degli intervistati è favorevole - il 33% fra i laureati - mentre il 74,1% è contrario.
La piattaforma programmatica della manifestazione del Torino Pride ha rilanciato il tema dell'omogenitorialità come fenomeno sociale diffuso. Vi si legge: "Chiediamo di affrontare, sul piano sociale e normativo il, tema della genitorialità omosessuale, cioè dei figli di lesbiche e gay, che riguarda migliaia di genitori e di bambini/e del nostro Paese." Su questo tema, che riguarda direttamente il diritto dei minori ad avere pari opportunità di crescita serena, potrà essere più facile creare una simpatia sociale nel paese.

Sergio Lo Giudice è nato nel 1961 a Messina dove si è laureato in Filosofia prima di trasferirsi, nel 1984, a Bologna. Insegna filosofia e storia al Liceo Scientifico Copernico,dove coordina un progetto sull'accoglienza degli adolescenti gay e lesbiche a scuola. Presidente del circolo Arcigay il Cassero di Bologna dal 1993, tre anni dopo diventa responsabile nazionale salute e organizzazione di Arcigay. Nel 1997 è eletto portavoce nazionale del Coordinamento Omosessuali del PDS. Nell'aprile 1998 fonda Alètheia - Coordinamento nazionale degli insegnanti omosessuali. Nel giugno dello stesso anno è eletto presidente nazionale di Arcigay. Dal 2002 fa parte del Consiglio comunale di Bologna. Nel marzo 2005 è stato riconfermato alla guida di Arcigay.
 
Intervento di Francesca Polo (Presidente Nazionale ArciLesbica)
Dopo una breve presentazione dell'associazione ArciLesbica e dei compiti che svolge, intendo affrontare il tema della genitorialità omosessuale partendo dal presupposto che le famiglie omosessuali sono un dato di realtà e che le persone omosessuali non solo sempre più spesso esprimono il desiderio di genitorialità ma anche già lo realizzano.
Accanto a esperienze molto positive (sia dal punto di vista dei genitori omosessuali che dei loro figli) esistono delle situazioni problematiche, come nel caso di:
- genitori che, a causa della propria omofobia interiorizzata, nascondono la propria omosessualità ai figli, sottoponendosi a pesanti stress emotivi e fondando delle relazioni con i propri figli non completamente autentiche;
- madri che, nel corso di cause di separazione o divorzio, sono sottoposte a ricatto di (ex) mariti rispetto all'affidamento dei figli a causa della loro recente scoperta di omosessualità;
- coppie lesbiche con figli (avuti da precedente matrimonio di una delle due o da autoinsemina-zione/riproduzione assistita) che quando si separano non sanno gestire la separazione e l'affidamento dei bambini.
In assenza di una normativa che riconosca le unioni affettive delle persone omosessuali e prenda dunque atto dell'esistenza di differenti tipologie di famiglie, tra le quali ci sono anche le famiglie omosessuali (con e senza figli), hanno luogo molteplici forme di disagio sia tra la popolazione adulta e sia tra i bambini e gli adolescenti. In un'ottica di "riduzione del danno" ArciLesbica e l'associazionismo omosessuale da anni cercano di sensibilizzare le Istituzioni e gli operatori socio-sanitari e giuridici, gli insegnanti e gli educatori alla presenza della variabile omosessuale.

Francesca Polo è attivista del movimento lesbico dal 1993, ha co-diretto l'associazione Towanda! (all'interno della quale è sorta l'omonima rivista e la Linea Lesbica Amica) e il circolo Recycle, entrambi a Milano. Co-fondatrice dell'associazione nazionale ArciLesbica, nata nel 1996, e dal dicembre 2005 ne è presidente nazionale. Dirige la casa editrice Il Dito e La Luna, che si occupa di narrativa e saggistica lesbica e gay.
 
Intervento di Alessandro Achille Galvani (Pedagogista AGEDO)
Il contributo che in Italia la pedagogia può portare alla comprensione e all'integrazione sociale delle persone omosessuali che hanno fatto una scelta genitoriale sarebbe importante, se non ché la riflessione e la pratica educative sono carenti sostanzialmente in ogni ambito in cui le persone omosessuali nascono, crescono e vivono quotidianamente.
Le problematiche che si presentano all'interno delle famiglie d'origine, qualora una o un adolescente arrivino a percepirsi come omosessuali, vengono sostanzialmente ignorate, al punto che le ripercussioni sullo sviluppo di una identità omosessuale integrata sono molteplici e gravi. Quelle problematiche che non vengono affrontate in sede di formazione della propria identità, ossia in adolescenza, si ripercuotono sulle persone gay e lesbiche in età adulta, ma altresì sulle loro famiglie d'origine, sulle loro famiglie d'elezione e sul clima culturale generale nel quale sono inserite, sia esso l'ambito lavorativo o quello relazionale.
Paradossalmente la pedagogia ha già individuato da tempo le problematiche da affrontare e le prospettive sulle quali sperimentare alcune pratiche educative, che in altri settori sono già state ampiamente utilizzate con ottimi risultati. Essendo infatti gli e le omosessuali dei portatori di un'identità imprevista, essendo fruitori di modelli inadeguati, essendo portatori di un'identità innominabile, in questo clima ne crescono spesso come adolescenti isolati, giovani che si puniscono, adulti incapaci do costruzione di progettualità relazionale. Le pratiche per ovviare a questo clima ostile sono: l'educazione alla nominabilità delle diversità sessuali, l'offerta di modelli adeguati all'identità di cui si è portatori, il sostegno alle famiglie con figli e figlie omosessuali affinché possano essere luogo di confronto, di riconoscimento dei bisogni, e nei frequenti casi di vessazione e bullismo ai danni di persone omosessuali, siano anche strumento di prevenzione della violenza a cui sono sottoposti i figli, e infine di promozione del loro benessere.
Sebbene in Italia una consistente parte della popolazione omosessuale sia già de facto genitore, l'esistenza e i vissuti di questi genitori, dei loro figli e delle loro figlie, persino quello delle loro famiglie di origine viene negato e ignorato dalla riflessione pedagogica e dalla pratica dei servizi a sostegno della genitorialità. Nessun servizio può dirsi efficace se censura una parte della popolazione al quale viene rivolto.
Ripercorrere le problematiche e ipotizzare alcune prospettive pedagogiche, attraverso lo sguardo della pratica educativa, serve a cercare strumenti condivisi per limitare i danni che la cultura omofoba attuale produce sulle persone omosessuali e su quelle eterosessuali attorno a loro, serve a promuovere una versione integrativa delle diversità e del vissuto di persone che vivono differentemente le diversità e i bisogni di cui sono portatori. A partire dai silenzi che gli ambienti educativi e familiari costruiscono intorno alla condizione omosessuale, è necessario analizzare lo stato dell'arte all'interno delle pratiche più in uso, dalla pedagogia nera, a quella confessionale, a quella multiculturale.
Affinché gli ambienti che si devono occupare per statuto della crescita, dello sviluppo, del sostegno ai figli, ai genitori, alle famiglie d'origine, siano in grado di trasferire la ricchezza di un approccio rispettoso delle diversità, a partire dal momento del proprio riconoscimento di una diversità radicale, sino ai progetti di vita che in quanto adulti si possono voler realizzare. Sempre che non si voglia che figli e figlie di coppie omosessuali crescano con la stima e l'affetto per i propri genitori (che "incidentalmente" sono gay e lesbiche) e l'odio per i loro coetanei apertamente omosessuali, come il clima sociale nel quale sono immersi insegna loro.

Alessandro Achille Galvani, pedagogista, è specializzato nella consulenza educativa presso quelle strutture che si occupano della prevenzione di violenza, bullismo e della promozione del benessere delle minoranze socio-sessuali. Lavora presso l'Associazione Genitori di Omosessuali, coordinando progetti che promuovano l'integrazione dell'identità omosessuale all'interno del nucleo familiare.
 
Intervento di Daniela Ciriello (Psicologa, Psicoterapeuta)
Sempre più il processo di visibilità porta gay e lesbiche ad avvicinarsi ai servizi, a chiedere consulenze mediche, psicologiche, legali, ma purtroppo la risposta è di frequente insufficiente, parziale e spesso discriminatoria. In ogni caso è solo attraverso le sempre più numerose richieste di consulenza, la buona volontà di alcuni operatori e il loro interrogarsi che sta timidamente iniziando all'interno dei servizi una richiesta di infomazione e di formazione sull'argomento, ma questo non è assolutamente sufficiente a favorire la fruizione dei servizi da parte di gay e lesbiche senza il continuo timore di ricevere risposte insoddisfacenti e di essere sottoposti a pesanti discriminazioni.
Lo scopo di questo contributo è di intraprendere un'opera di sensibilizzazione nei confronti di tutti gli operatori dei servizi e della comunità gay/lesbica affinché i primi inizino ad interrogarsi e promuovano attività di ricerca su questo tema e i secondi facciano pressione, in linea con un processo di visibilità sempre più diffuso, per essere riconosciuti come soggetti meritevoli di counseling e di prestazioni appropriati.
Il punto ora è cercare di capire se e come l'omosessualità genitoriale interferisca nella vita emotiva, affettiva, psicologica, sessuale e sociale dei figli e delle figlie.
In Italia gli studi in questo settore sono nulli, sono state fatte invece ricerche dall'inizio degli anni Ottanta in alcune università americane, britanniche e olandesi sui risvolti psicologici e sociali della genitorialità gay/lesbica sui bambini. La ricerca, in particolare americana e anglosassone, si è orientata ad individuare similarità e differenze tra nuclei familiari alternativi eterosessuali (famiglie mono-parentali o con la presenza di nuovi partner) e le famiglie omogenitoriali.
La scelta è stata indotta dalla considerazione che i figli delle "nuove famiglie" vivono in circostanze familiari, affettive e relazionali particolarmente diverse da quelle del modello dominante e, quindi, a loro volta, portatori di nuovi e alternativi modelli familiari.
Le nuove famiglie (eterosessuali alternative e omosessuali) stimolano, per motivi diversi e con modalità diverse, enormi cambiamenti sia nell'inconscio individuale che in quello collettivo, sia in chi è protagonista, sia in chi è spettatore. Una delle più significative ipotesi che muove la ricerca è che l'omosessualità genitoriale non interferisca nello sviluppo dell'identità di genere, dell'identità sessuale e del successivo orientamento sessuale del bambino e della bambina.
Purtroppo, se gli studi sull'omosessualità in quanto fenomeno che si manifesta attraverso varie modalità espressive (arte, letteratura, cinema, ecc.) sono molto scarse, praticamente non esistono studi sulla dinamica di relazione tra genitori omosessuali e figli/e.
Attraverso una valutazione degli studi sulle famiglie omoparentali, si desidera sensibilizzare gli operatori sociali e della salute mentale, affinchè si interroghino sui rischi e sui danni del protrarsi di un pregiudizio culturale sull'omosessualità e sulle attitudini alla cura delle persone omosessuali.
Conservando il silenzio si continua ad alimentare il pregiudizio e si spingono i genitori ad affrontare in solitudine situazioni complesse e prive di sostegno sociale e culturale.

Psicologa e Psicoterapeuta, svolge attività privata di psicoterapia e attività di formazione per gli operatori della relazione d'aiuto sul counseling espressivo e l'arteterapia, sulla comunicazione verbale e non verbale, sull'ascolto, sulla percezione, sull'attaccamento, sull'orientamento sessuale. Ha svolto la sua attività per circa quindici anni, nel campo della formazione e della psicologia clinica sia privatamente che presso il Centro Educazione Demografica. Ha maturato una lunga esperienza nel campo della sessualita' femminile e dell'omosessualità femminile e maschile. Dal 1993 collabora alla Linea Lesbica Amica di Milano, prima linea telefonica di counseling per le lesbiche in Italia. Ha coordinato e realizzato un progetto di formazione per le operatrici della Linea Lesbica Amica di Arcilesbica Roma con il patrocinio del Comune di Roma. Nel 2000 presso il Centro di mediazione familiare GeA, centro di mediazione familiare del comune di Milano, ha svolto attività di formazione sulla genitorialità gay-lesbica rivolta agli operatori del servizio. Nel 2003 attività di supervisione e psicoterapia nell'ambito di un progetto finanziato dalla Regione Lombardia e gestito dall'AGEDO. È autrice di "Oltre il pregiudizio-Madri lesbiche e padri gay"(Ed. Il dito e la luna, 2000) e di numerosi articoli su sessualità, lesbismo, visibilità e pregiudizio. Attualmente vive e lavora a Roma
 
Intervento di Margherita Graglia (Psicologa e psicoterapeuta)
"Supporto alla genitorialità nelle situazioni di omofobia sociale e interiorizzata"
Da sempre madri lesbiche e padri gay hanno cresciuto i loro figli, ma soltanto recentemente la loro visibilità sociale, il dibattito scientifico e politico e il riconoscimento giuridico ne hanno decretato e legittimato l'esistenza.
L'accostamento di famiglia e omosessualità ci porta a riflettere sul pluralismo del famigliare e sulla necessità/opportunità di assumere un'ottica di amplificazione delle forme famigliari che trova il proprio fondamento epistemologico nella cultura della differenza, cioè nel riconoscimento dei molteplici modi in cui le persone organizzano e vivono i propri rapporti primari. Parlare di supporto alla genitorialità con famiglie lesbiche e gay ci invita dunque a porci le seguenti questioni:
Esiste una specificità nella richiesta di supporto da parte dei genitori lesbiche e gay?
Quali sono le possibili problematicità? Quali le risorse?
Quali sono le dinamiche relazionali connesse alla coniugalità e alla genitorialità lesbica e gay? Cosa comunicano ai terapeuti i risultati della ricerca scientifica degli ultimi decenni?
Tenendo presente la letteratura psico-sociologica, svolgeremo un percorso di approfondimento dei temi emergenti riguardo l'omogenitorialità che non può però essere slegato da un impegno autoriflessivo. Per gestire infatti in modo efficace, positivo e accogliente le problematiche delle famiglie e dei genitori omosessuali, alle quali si è chiamati a rispondere nella veste di terapeuti, risulta preliminare una puntuale riflessione critica sui pregiudizi, stereotipi e bias eterosessisti presenti nella comunità scientifica e spesso condivisi sia da eterosessuali che da omosessuali.
Se è indispensabile per i terapeuti un aggiornamento continuo su tematiche ancora poco indagate lo è altrettanto iniziare un percorso di ricerca sui processi sociali che generiamo in terapia ed attraverso la terapia e che contribuiscono a creare realtà sociali.

Margherita Graglia, psicologa e psicoterapeuta. Affianca all'attività clinica a Reggio Emilia quella di formatrice e consulente presso Aziende Usl, Scuole secondarie, Università, Scuole di Specialità, Enti pubblici sui temi dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere. È autrice di articoli scientifici sull'orientamento sessuale e co-autrice di "Gay e lesbiche in psicoterapia" (Raffaello Cortina editore, Milano, 2006), Orientarsi nella diversità. Come gli insegnanti e i cousellor possono costruire un ambiente accogliente per giovani lesbiche e gay in un contesto multiculturale. (Dusseldorf, 2004) e di Pazienti imprevisti: pratica medica e orientamento sessuale (Bologna, 2003).
 
Secondo intervento di Gaetano De Leo (Università di Bergamo)
"Supporto alla genitorialità nelle separazioni e divorzi tra genitori"
Il presente contributo si pone come obiettivo principe quello di orientare l'attenzione - nonché favorire una riflessione critica, - su alcuni aspetti percepiti e ritenuti oggi scientificamente e socialmente rilevanti per la promozione di interventi di supporto alla genitorialità, specificamente diretti a fornire un attivo ed efficace sostegno alle richieste e alle necessità dei genitori che, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, si trovano a vivere situazioni di separazioni e/o divorzio.
In tale direzione ampio spazio verrà riservato alla trattazione dell'importanza e utilità che rivestono, allo stato attuale delle cose, i concetti inerenti al diritto del minore alla bigenitorialità, così come la necessità di promuovere una posizione attiva del bambino, riconoscendo il suo diritto ad essere protagonista della propria storia di vita.
Il primo aspetto si rifà a quanto previsto dalla nuova legge sull'affido condiviso (L.n. 54 del 8 febbraio 2006) che, sostituendo l'art. 155 del c.c. recita" Art. 155 (Provvedimenti riguardo ai figli. Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale", ponendo l'accento sul principio della bigenitorialità, ossia sul vero e proprio diritto del bambino di crescere con la presenza di entrambi i genitori.
Il secondo elemento attiene all'importanza - delineata e avvalorata dai maggiori e più accreditati studiosi nell'ambito dello sviluppo infantile, sopportati dai risultati delle recenti ricerche in materia, - di modificare il modo di percepire e considerare il minore, non solo riconoscendo la specificità dell'età evolutiva in relazione alle diverse fasi della crescita e alle peculiari esigenze manifestate dal bambino rispetto ai suoi compiti di sviluppo, ma anche e soprattutto ponendo in primo piano la valorizzazione delle competenze cognitive, affettive, comunicative e relazionali possedute dal minore (naturalmente in forme e livelli diversi in base alle diverse età cronologiche), piuttosto che concentrarsi principalmente sugli aspetti "deficitarii" e problematici da lui espressi nel proprio percorso di sviluppo. Tale cambiamento teorico e epistemologico, nel percepire e concepire il minore e il suo processo evolutivo, rappresenta una fondamentale innovazione, in quanto permette di pensare e istituire percorsi di tutela a lui rivolti che non si fondino su una concezione paternalistica della funzione di protezione all'infanzia ma, al contrario, siano mirati a potenziare le competenze e risorse del bambino, per aiutarlo ad affrontare in modo attivo, nel suo esclusivo interesse evolutivo, situazioni difficili o potenzialmente avverse ai suoi bisogni di crescita.
Il diritto del minore a prendere parte in modo attivo al proprio percorso evolutivo è evidenziato e sottolineato anche all'interno della convenzione di New York (1989) sui "Diritti del fanciullo" e di quella di Strasburgo (1996) "Sull'esercizio dei diritti del bambino", laddove si evidenzia il diritto del minore a partecipare attivamente alle scelte che lo riguardano, ad essere messo in condizione di agire sul proprio destino e ad essere ascoltato in modo attivo dai possibili interlocutori adulti, attraverso il riconoscimento della sua competenza comunicativa.
Partendo da tali presupposti, i partecipanti saranno invitati a discorrere e confrontarsi rispetto alle potenzialità insite in tali criteri, nell'ottica di ipotizzare e costruire interventi di supporto alla genitorialità, in situazioni di separazioni e divorzi tra genitori, che siano effettivamente e concretamente orientati a promuovere il benessere psicofisico nonché l'interesse del minore.

Gaetano De Leo è stato Professore Ordinario di Psicologia Giuridica presso l'Università degli Studi di Bergamo.
È stato nominato dal Ministro Guardasigilli membro della Commissione Nazionale per la Riforma del Codice di Procedura Penale per i Minorenni.
È stato nominato - dai Ministri per la Ricerca Scientifica e per gli Affari Sociali - membro della Commissione Interministeriale per lo studio del rischio psicologico-sociale nell'età evolutiva (nel 1990).
Dal 1992 il Consiglio Superiore della Magistratura gli ha conferito incarichi di docente ai Corsi di Formazione per Magistrati dei Tribunali per i Minorenni.
Il Ministro per la Solidarietà Sociale lo ha nominato componente della Commissione per la gestione del fondo per lo sviluppo degli interventi sociali (nel 1996).
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento degli Affari Sociali, lo ha nominato componente della Commissione di Legge n. 216/91, sulla prevenzione della devianza minorile (nel 1997).
Nel 1997-98 ha iniziato una collaborazione con le Nazioni Unite, "Center for International Crime Prevention", per l'individuazione di standard minimi di intervento nelle carceri dei Paesi aderenti alle Nazioni Unite e per l'innovazione dei progetti di formazione degli operatori penitenziari.
Ha pubblicato circa 200 lavori scientifici, tra cui negli ultimi anni: AttenDi al lupo, pedofilia e vittime per progetti integrati di trattamento penitenziario (con L.M Culla, Giuffré, 2005,); La narrazione nel lavoro di gruppo. Strumenti per l'intervento psicosociale (con B. Dighera, Gallizioli, Carocci , 2005); La testimonianza, problemi, metodi e strumenti nella valutazione dei testimoni (con Scali M., Caso L., Il Mulino, 2005);. Promuovere la responsabilità. (con Bacchini D., Boda G., Franco Angeli, 2004); L'analisi dell'azione deviante (con P. Patrizi, E. De Gregorio, Il Mulino, 2004); Psicologia della devianza (con P. Patrizi, Carocci, 2002); Psicologia giuridica (con De Leo, Il Mulino 2002).

È scomparso il 31 dicembre 2006.
 
Intervento dell'Avv. Daniela Gasparin e Avv. Stefano Bernasconi (Foro di Milano, Foro di Bergamo)
Ormai da tempo si sta assistendo ad un cambiamento dei modelli di famiglia tradizionalmente concepiti come unici (quelli ancorati al vincolo matrimoniale tra coppie eterosessuali), che hanno caratterizzato la scelta del costituente, in quanto rappresentativi di un dato momento storico, sociale e culturale. L'attuale realtà ha portato all'attenzione di tutti i consociati, della morale, degli interpreti della giustizia, ma non del legislatore, la crisi di detto modello tradizionale di famiglia e, quindi, le richieste, sempre più incessanti, di una nuova stagione del diritto di famiglia.
Unione di fatto (eterosessuale o omosessuale) e tutela giuridica, rappresenta un binomio ipotizzabile, oppure un tentativo di ricostruzione che non ha concretezza giuridica?
In assenza di strumenti normativi, quali sono quindi le possibili regolamentazioni dei rapporti, patrimoniali, affettivi e di filiazione, di dette unioni?
Il lavoro che insieme alla platea affronteremo sarà orientato proprio alla ricerca di quei possibili strumenti negoziali utilizzabili ed azionabili dai conviventi, con l'intento di descrivere, analizzare ed aprire un confronto sui possibili strumenti di tutela cui i patners possano ricorrere, pur nella consapevolezza della mancanza di certezza che lo scenario giuridico offre loro.
Trattare il tema degli accordi di convivenza, mutuati dall'esperienza delle convivenze more uxorie eterosessuali, comporta l'approfondimento dei possibili contenuti di detti contratti, dei vantaggi che comportano per i conviventi e dei limiti che tale strumento negoziale incontra nel nostro attuale ordinamento.
Gli "accordi di convivenza" vengono definiti dal nostro ordinamento come atipici perché non direttamente disciplinati dalla legge e lasciati quindi alla libera determinazione dei soggetti interessati. Con essi le parti possono certamente regolamentare gli aspetti patrimoniali della loro vita, sia insieme sia nel caso di interruzione della relazione, ma anche aspetti di carattere personale ed affettivo che, tuttavia, non rientrando tra i diritti c.d. disponibili, saranno valutati dal Giudice caso in modo assolutamente particolare.
Vedremo poi che, oltre ai contratti atipici di cui si è detto, le parti hanno altresì la possibilità di ricorrere ad istituti giuridici tipici, specificamente previsti e regolamentati dal diritto.
Nell'ultima parte dell'intervento verrà fatto un breve riferimento alle risposte date da altri Paesi alle esigenze di regolamentazione delle convivenze delle coppie di fatto; attraverso tale panoramica sarà interessante vedere le diverse soluzioni da essi fornite ai problemi emergenti e, in particolare, quali strumenti sono stati utilizzati per la piena affermazione della generale parità di trattamento.

Stefano Bernasconi svolge la libera professione in Bergamo, si occupa di questioni di diritto civile, con particolare attenzione al diritto di famiglia ed al diritto minorile. Dal 2006 fa parte del Gruppo Psico-Socio-Giuridico di Famiglie Arcobaleno.

Daniela Gasparin si laurea in Giurisprudenza presso l'Università Statale di Milano nel 1996 con la tesi "La Filosofia dell'educazione e la tutela del minore". Svolge la pratica forense presso lo Studio dell'Avv. Giovanna Chiara di Milano approfondendo la tematica del diritto di famiglia in generale, dalle separazioni e divorzi, al diritto minorile. Contestualmente collabora con il CAM - Centro Ausiliario Problematiche minorili. Nel 2000 Consegue l'abilitazione all'esercizio della professione forense ed inizia da allora la collaborazione con lo Studio Legale Roberto & Partners di Milano. Nel 2001 partecipa al Convegno "I servizi sociali a protezione del minore: diritto e diritti" - organizzato nell'ambito dell'Istituto di Diritto Amministrativo - con l'intervento "I servizi sociali ed il tribunale per i minorenni". Dal 2006 fa parte del Gruppo Psico-Socio-Giuridico di Famiglie Arcobaleno.
 
Intervento di Raffaele Lelleri (Sociologo)
"La genitorialità omosessuale secondo la ricerca "MODI DI". Primi risultati"
"MODI DI" è la prima ricerca quantitativa sulla salute ed il benessere della popolazione lesbica, gay e bisessuale realizzata in Italia.
Tramite un questionario anonimo, somministrato attraverso una molteplicità di canali, sono stati raccolti dati self-reported statisticamente attendibili, sia tra gli uomini (n. 4.690) che tra le donne (n. 2.084) omo-bisessuali, su una serie di argomenti di rilievo, tra cui: comportamenti sessuali, fattori di rischio e di protezione nei confronti dell'HIV/AIDS e delle altre MTS, abuso di sostanze, modalità di accesso alle risorse di prevenzione e benessere ed alla vita di comunità.
Il tema della genitorialità è stato incluso nell'indagine, soprattutto nella versione del questionario dedicata alle donne, sebbene non in modo approfondito.

Raffaele Lelleri, sociologo e tecnico di ricerca sociale, è il responsabile nazionale Salute e Diversità di Arcigay. Per tale associazione ha gestito vari progetti, nazionali ed europei, di formazione sull'inclusione delle differenze per operatori sociosanitari e di intervento sui temi del bullismo di stampo omofobico e della lotta alle discriminazioni con approccio orizzontale. Nel 2005 è stato il responsabile scientifico della survey "MODI DI. Ricerca nazionale sulla salute di lesbiche, gay e bisessuali" - progetto finanziato ad Arcigay dall'Istituto Superiore di Sanità all'interno del Vº Programma nazionale di ricerca sull'AIDS.
 
Intervento di Tina Scarano (Gruppo Scuola Famiglie Arcobaleno)
I nostri figli/e non vivono come degli elfi nascosti nei boschi protetti da occhi indiscreti, vivono come tutti gli altri bambini in piccoli paesi o in grandi paesi o nelle città del nord, del centro e del sud Italia.
Fino ad oggi noi mamme e papà di famiglie arcobaleno abbiamo riflettuto, ci siamo confrontate/i con altre mamme e papà di famiglie arcobaleno o con insegnanti o con altri/e tecnici sia di famiglie arcobaleno che non, abbiamo raccolto materiale sia italiano che estero e pensato strategie di inserimento scolastico "adulte" ovvero rispettose della diversità (di tutte le diversità). Ma non solo, abbiamo raccolto esperienze di vita fatte di incontri con altri genitori, di colloqui nei corridoi con le/gli insegnanti, racconti dei nostri figli, dialoghi tra bambini ecc.
Con questo bagaglio di conoscenze e perplessità arriviamo al convegno per arricchire ed arricchirci.
Chi fa una scelta come la nostra, all'interno di una società come la nostra, non lascia nulla al caso, dalla ricerca del seme alla presentazione dei propri figli a scuola nulla è lasciato all'improvvisazione ed è con questo spirito, con questa attenzione ed anche con questo rispetto verso chi ha dei consigli da darci che ci accingiamo a lavorare insieme.
Non chiediamo alle agenzie educative e quindi per prima alla scuola, di trattare i nostri figli in maniera diversa dagli altri, ma di trattare la diversità di ciascun bambino, qualunque essa sia, con attenzione, gentilezza e rispetto.
Ricordo un interessante libretto scritto da Komla Kossi intitolato "imbarazzismi"(1) che raccoglie una serie di testimonianze nelle quali più che una discriminazione si può leggere mancanza di conoscenza, ignoranza, poca attenzione, superficialità, l'autore in questo caso si riferisce a imbarazzi in bianco e nero, ma proprio su situazioni di questo genere chiediamo di confrontarci con gli/le insegnanti ovvero partendo da situazioni realmente vissute vorremmo provare ad astrarre insieme modalità e metodologie di lavoro rispettose e attente.

(1) Kossi Komla-Ebri Imbarazzismi. Quotidiani imbarazzi in bianco e nero. Edizioni Dell' Arco - Marna, 2002.

Assistente Sociale Responsabile di Procedimento presso il Comune di Arcene per il quale svolge anche progettazione e gestione servizi compreso il servizio "tutela minori". Tecnico U.D.P. nominato dall'Assemblea dei Sindaci del Distretto di Treviglio dall' 11/02/2001 al 31/12/2005 (Legge 328/2000). Co-fondatrice dell'Associazione Famiglie Arcobaleno